martedì 20 febbraio 2018

Dieta per potenziare le difese immunitarie

Nuovo articolo uscito su "DIAGNOSI E TERAPIA" rivista di benessere e salute distribuita sia tramite copia cartacea nelle farmacie italiane, sia in copia digitale sul loro sito  
Ecco a voi...buona lettura sulla CORRETTA ALIMENTAZIONE PER POTENZIARE LE DIFESE IMMUNITARIE



venerdì 2 febbraio 2018

Alimenti indicati se il sistema immunitario è basso

Sistema immunitario debilitato? Quali sono i sintomi. 

Si parla di difese immunitarie basse quando il valore totale dei globuli bianchi è inferiore a 4000 cellule per 3 mm di sangue; questa condizione patologica, anche se spesso associata a sintomi aspecifici, espone l’organismo ad un aumentato rischio di contrarre malattie.

Un sistema immunitario sano permette di stare in salute più a lungo; le difese immunitarie rappresentano infatti una barriera fondamentale per l’organismo, grazie alle quali si protegge dagli attacchi esterni.

I sintomi che ci devono far capire che il nostro sistema immunitario si sta indebolendo sono:

- sindrome da raffreddamento
- stanchezza
- rallentata cicatrizzazione
- infezioni del cavo orale (es gengive infiammate e arrossate) o del tratto digerente (es diarrea frequente, crampi e gonfiore), infezioni urinarie 
- mal di gola 
- sindrome influenzale 
- reazioni allergiche frequenti legate a polline, polvere e smog 
- improvvise vampate di calore
- mancanza di lucidità legata ad assidua fiacchezza ed estenuante stanchezza
- caduta di capelli


Calo delle difese immunitarie: può essere anche colpa dell'alimentazione


Una corretta nutrizione è fondamentale per mantenerci salute; perchè le funzioni fisiologiche vengano svolte al meglio non dobbiamo mai far mancare al nostro organismo i sei macronutrienti fondamentali:

proteine - indispensabili per costruire muscoli forti e difese reattive e letali verso le aggressioni esterne
carboidrati - da cui trarre energia
grassi - come fonte di energia supplementare
vitamine - permettono di regolare e coordinare i processi metabolici dell’organismo
minerali - coadiuvano la regolazione di moltissimi processi metabolici
acqua - fornisce il substrato in cui avvengono tutte le reazioni biochimiche

Ormai è noto che la mal nutrizione esponga l’individuo ad una maggior vulnerabilità nei confronti delle malattie infettive; alcune ricerche sperimentali indicano che carenze di micronutrienti (ad esempio di zinco, selenio, ferro, rame, acido folico, e vitamine A, B6, C ed E), alterano la risposta immunitaria negli animali.



Ecco i macronutrienti principalmente coinvolti nel mantenimento di un sistema immunitario sano:

Selenio - la cui carenza pare correlata ad un maggior rischio di sviluppare tumori alla vescica, al seno, al colon, al retto, al polmone e alla prostata.

Vitamina A - gioca un ruolo chiave in presenza di infezioni garantendo il mantenimento dell’integrità delle superfici mucose e influenzando alcune sottocategorie di linfociti T, linfociti B e citochine. Quando si ha carenza di vitamina A, le difese immunitarie tendono ad abbassarsi e di conseguenza si è maggiormente esposti al rischio di attacchi da parte di agenti infettivi.

Vitamina B2 - in grado di migliorare la resistenza alle infezioni batteriche nei topi, anche se non è ancora chiaro come questo si traduca in termini di miglioramento della risposta immunitaria.

Vitamina B6 - se assunta nelle corrette dosi, è in grado di potenziare la risposta immunitaria influenzando la capacità dei linfociti di maturare e differenziarsi in diversi tipi di linfociti T e B.

Vitamina D - prodotta dalla pelle esposta alla luce del sole sappiamo essere in grado di segnalare una risposta antimicrobica al batterio responsabile della tubercolosi (Mycobacterium tuberculosis); ciò fa presagire che un analogo comportamento possa essere svolto nei confronti anche di altri batteri.

Vitamina E - è in grado di migliorare la risposta immunitaria all’epatite B e al tetano dopo la vaccinazione; non si esclude che analogo ruolo possa essere giocato verso anche altri agenti patogeni.

Zinco - se presente in tracce è essenziale per garantire il corretto funzionamento delle cellule del sistema immunitario; al contrario il suo eccesso può inibire la funzionalità del sistema immunitario.


Gli alimenti che fortificano le difese immunitarie

Soprattutto con l’arrivo della stagione fredda, il sistema immunitario può essere sottoposto a continua sollecitazione trovandosi a combattere contro febbre, mal di gola, raffreddore e altri malanni. I rimedi naturali in grado di fortificare le difese immunitarie li possiamo trovare sulle nostre tavole ogni giorno; i cibi giusti possono svolgere un ruolo importante, agendo in modo benefico sul sistema immunitario e sullo stato generale del nostro fisico.

Cibi da prediligere:

- Ortaggi e frutta ricche di vitamina C, il cui ruolo nel fronteggiare le infezioni è ormai noto da tempo. Questa vitamina è in grado di ridurre fino al 40% l’azione dannosa dei radicali liberi sui globuli bianchi e potenzia l’attività dei linfociti. Per colmare il fabbisogno quotidiano (circa 60 mg) , è sufficiente una spremuta d’arancia e un paio di kiwi. Frutta e verdura sono importantissime anche per assicurare l’apporto di caroteni, protettori dei tessuti e delle mucose, comprese quelle di bronchi e polmoni. Le verdure a foglia rappresentano inoltre un’ottima fonte di acido folico che svolge un effetto riparatore sui linfociti; la famiglia dei cavoli (broccoli, cavolini, cavolfiore, verza) è invece ricca di isotiocinati, composti preziosi per disintossicarsi in caso di infiammazioni. Si consiglia di assumere circa 5 porzioni fra frutta e verdura al giorno sia cruda che cotta.

- Semi oleosi forniscono vitamina E, preziosa per l’effetto protettore sui linfociti, potenziato dalla presenza del coenzima Q10 e del betaglucano, composti che si trovano in buone concentrazioni anche nei cereali integrali non privati del germe. Una-due porzioni al giorno di cereali integrali (orzo, riso, frumento e farro, anche sotto forma di fiocchi), pari a circa 80-120 grammi e due-tre cucchiai di semi oleosi, aiutano anche a raggiungere un buon apporto di aminoacidi solforati, fondamentali per la regolazione della risposta immunitaria. Sono, infine, una discreta sorgente di zinco, presente anche nel pesce e nei legumi, importante fattore di sintesi dei globuli bianchi.

Sono invece da moderare:

- latte e grassi di origine animale: trigliceridi e colesterolo in eccesso rischiano di occludere, oltre ai vasi sanguigni, anche i vasi linfatici. Meglio, inoltre, scegliere condimenti di origine vegetale, aggiungendo all’olio extravergine di oliva, olio di lino o canapa che grazie al loro contenuto di acidi grassi omega-3 e 6, contrastano i fenomeni infiammatori e assicurano un migliore assorbimento dell’ossigeno a livello delle cellule, rendendole meno sensibili ad attacchi indesiderati.

- zuccheri semplici e dolci che lo contengono poichè sono in grado di diminuire l’azione difensiva dei linfociti e ridurre l’assorbimento di vitamina C.



Top ten dei migliori cibi  alleati del nostro sistema immunitario 

- agrumi ricchi di vitamina C, sono gli alimenti top nella lotta a raffreddori e malanni autunnali. Consumati in quantità, possono infatti svolgere un ruolo fondamentale nel rafforzamento delle difese immunitarie.

- carote e tutti gli alimenti ricchi di betacarotene (si riconoscono per il loro colore rosso-arancione) in quanto ottimi stimolatori del sistema immunitario. Il betacarotene infatti, svolge un'azione importantissima, aumentando il numero delle cellule in grado di combattere le infezioni e contribuendo ad eliminare i radicali liberi, principali responsabili dell'invecchiamento cellulare. Anche la zucca, le patate dolci e il tuorlo dell'uovo svolgono un'azione simile nella lotta contro infezioni e virus stagionali.

- echinacea nota per la sua azione immunostimolante che stimola i globuli bianchi a distruggere batteri e virus. Può essere assunta sotto forma di capsule e pastiglie oppure come estratto secco da utilizzare per la preparazione di tisane.

- aglio che grazie all’ allicina e al solfuro in esso contenuti è in grado di stimolare la moltiplicazione delle cellule che si occupano di combattere virus e infezioni.

- funghi per l’elevata concentrazione di betaglucani in essi presenti che migliorano l'attività del sistema immunitario contro le infezioni.

- cioccolato fondente in grado di arricchire e potenziare il nostro sistema immunitario in quanto direttamente responsabile dell’aumento dei linfociti-T., in grado di debellare infezioni e virus.

- fragole svolgono un'azione pari a quella delle arance e degli agrumi in generale, per quanto riguarda il rafforzamento delle difese immunitarie, sebbene in pochi conoscano questa loro proprietà. Durante l'autunno-inverno questo frutto è fuori stagione, ma è possibile trovarlo surgelato con tutte le sue proprietà benefiche intatte.

- salmone che essendo ricco di vitamina D svolge un ruolo fondamentale nella lotta contro infezioni e virus alle vie respiratorie superiori, rappresentando uno degli alimenti maggiormente capaci di rinforzare il sistema immunitario.

- cavolo rosso, fonte di vitamina C, aiuta a proteggere l’apparato respiratorio e rinforza l’attività fagocitaria dei globuli bianchi, contribuendo così a potenziare il sistema immunitario.

- frutta secca in generale e mandorle in primis, sono alimenti ricchi di vitamina E e antiossidanti, entrambi in grado di svolgere una potente azione contro i malesseri stagionali e le infezioni alle vie respiratorie.

yogurt, ricco di probiotici e fermenti lattici vivi, aiuta a mantenere in salute la flora batterica intestinale e ad aumentare le difese immunitarie a livello dell'intestino.


Oltre a garantire al nostro organismo una alimentazione sana e bilanciata, per rafforzare il sistema immunitario, è fondamentale che esso si attenga anche a delle buone norme comportamentali che prevedono:

- praticare sport o di svolgere un'attività fisica leggera (30 minuti di camminata al giorno a passo veloce) almeno 2 - 3 volte a settimana.

-evitare l'abuso di alcol e perdere peso se si è sovrappeso o obesi.

- smettere di fumare dato che il fumo aumenta gli stati infiammatori dell'organismo sovraccaricando il sistema immunitario, inibendo inoltre l'azione delle ciglia del naso, rendendo più facile l'ingresso di patogeni.

- riposare almeno 8 ore a notte, evitando di stravolgere il ritmo sonno - veglia.

- ridurre le condizioni stressanti e attuando condizioni che permettano di scaricare lo stress e le tensioni accumulate nella giornata.





martedì 2 gennaio 2018

Favismo...ne sai abbastanza di questa malattia?



DI COSA SI TRATTA

Il favismo è una patologia genetica a carattere recessivo legata ad un difetto congenito legato al cromosoma X che porta ad una carenza di deidrogenasi glucosio-6 fosfato (G6PD) enzima essenziale per il metabolismo dei globuli rossi; circa 400 milioni di soggetti al mondo sono interessati da questa situazione, la cui diffusione si attesta prevalentemente nelle aree del Mediterraneo quindi Sardegna, Grecia, Asia meridionale e Africa. 

Ricordo che il cromosoma X è uno dei due cromosomi sessuali presente in unica copia nel maschio (XY) e in duplice copia nella femmina (XX). Da ciò comprendiamo come mai il favismo colpisca in forma grave i maschi, mentre le femmine ne risultano portatrici sane e possono trasmettere il deficit genetico ai figli maschi o ammalarsi in forma lieve. Nei maschi infatti una copia alterata del genere è sufficiente a causare il deficit, mentre nel genere femminile la mutazione dovrebbe verificarsi in entrambe le copie del gene per promuovere la malattia, quindi il difetto del gene è spesso mascherato per metà dalla copia corretta del gene del cromosoma X ciò fa si che la situazione clinica risulti meno grave.
I genitori affetti da favismo possono trasmettere la malattia ai figli, nei quali di solito però si presenta in forma più lieve. 




Il termine “favismo” nasce dal fatto che il consumo di fave espone i soggetti che presentano carenza di G6PD al rischio di crisi emolitiche; la causa sembra essere legata a sostanze come divicina e convicina potenti agenti ossidanti presenti in questi vegetali che fanno perdere la funzionalità al già poco espresso G6PD prodotto da questi soggetti.

In realtà non sono solamente le fave le uniche responsabili nello scatenare le crisi emolitiche nei fabici, ma tutte le Leguminose (o Fabacee o Papilionacee) a cui appartengono: il fagiolo (Phaseolus vulgaris L.), il pisello (Pisum sativum L.), la fava (Vicia faba L.), il lupino (Lupinus), il cece (Cicer arietinum L.), il caiano (Cajanus indicus), l'arachide (Arachis hypogaea L.), la soia (Glycine max (L.) Merr.), la lenticchia (Lens culinaris), la cicerchia (Lathyrus sativus) e alberi come la mimosa (Acacia), albero di giuda (Cercis siliquastrum), la robinia (Robinia pseudoacacia), il carrubo (Ceratonia siliqua), il tamarindo (Tamarindus indica), la grenadilla (Dalbergia melanoxylon).

SINTOMI DEL FAVISMO
I sintomi del favismo compaiono dopo circa 12-24 ore dall'assunzione di alcuni tipi di medicinali o di legumi freschi (soprattutto a rischio fave e piselli) portando il soggetto predisposto ad assumere il caratteristico colorito giallo intenso, pallore del carnato, urine scure di color giallo-arancio, febbre improvvisa, debolezza, respiro affannato e difficoltoso, polso accelerato e poco apprezzabile, vertigini, sclere oculari itteriche e nei casi più gravi collasso cardiocircolatorio.
Identificare e sospendere l’agente responsabile della crisi è fondamentale per gestire gli episodi di emolisi nei pazienti affetti da favismo; un’ ’emolisi se limitata spesso si risolve in una-due settimane. 
Quando il favismo porta ad una crisi emolitica importante, l'unico rimedio è la trasfusione di sangue che deve essere effettuata al più presto al fine di scongiurare la rapida anemizzazione.
I soggetti affetti da emolisi cronica dovrebbero assumere quotidianamente integrazioni di acido folico, sempre sotto stretto controllo e approvazione del proprio ematologo. 

PREVENZIONE
Per i soggetti affetti da carenza di G6PD l’indicazione migliore è quella di evitare l’ingestione di vegetali appartenenti alle Leguminose e l’assunzione di farmaci capaci di scatenare la malattia come:
  • farmaci ossidanti (primachina, clorochina, pentaquine, ciprofloxacina, niridazole, norfloxacina, blu di metilene, cloramfenicolo)
  • sulfamidici (sulfanilamide, sulfacetamide, sulfadimidina, sulfamerazina, sulfametossazolo)
  • farmaci antiinfiammatori non steroidei (nitrofurantoina, fenazopiridina, nitrito di isobutile, naftalina, fenildrazina, acetanilide)
  • farmaci antipiretici e vari antibiotici.
(qui l'elenco completo dei farmaci da evitare in caso di favismo).


Si raccomanda anche di tenersi lontani da tutti quelli che possono rappresentare i fattori scatenanti la patologia capaci di inibire l'attività dell'enzima glucosio-6-fosfato-deidrogenasi eritrocitaria, responsabili di impoverire ulteriormente i globuli rossi già carenti dell'enzima come:
  • tutti i derivati dei legumi e i cibi che li contengono
  • verbena hybrida
  • arachidi 
  • mirtilli
  • vino rosso
  • acqua tonica o altre bevande contenenti chinino
  • henné rosso egiziano(Lawsonia inermis) ed altri coloranti affini, usati in Italia sia per tatuaggi temporanei sia per tingere i capelli
  • henné nero (Indigofera tinctoria)
  • alimenti o integratori che contengono grandi quantità di vitamina C o coloranti blu artificiali
  • mentolo, soprattutto presente nelle caramelle, dentifrici e colluttori quindi no anche alle mentine per l’alito e alle caramelle che lo contengono
  • liquirizia
  • melone amaro
  • zucchero raffinato
  • cibi ad elevato tenore di fruttosio
  • sciroppo di mais
  • farina bianca
  • condimenti per insalate, minestre in scatola, patatine fritte, pesce in scatola, saluti, hot dog, salse, salsicce, alcuni salumi e formaggi
  • solfiti che insieme all’anidride solforosa, da cui derivano, vengono comunemente impiegati nell’industria alimentare come conservanti. Possono anche trovarsi naturalmente in alcuni alimenti, come vino o pesce congelato (ad esempio nei gamberetti) e la loro azione è quella di inibire le deidrogenasi. Considerando che l’enzima carente nei fabici è proprio una deidrogenasi è consigliabile evitare assolutamente i prodotti che ne contengono.


FAVISMO E CELIACHIA

I soggetti affetti da carenza di G6PD che manifestano anche morbo celiaco sono particolarmente limitati nel consumo alimentare in quanto molti cibi gluten free presentano fra i loro ingredienti principali piselli, lupino e soia.
Basti pensare a molte paste fresche, panificati di vario genere, molti dolci e biscotti formulati per soggetti celiaci che i fabici devono evitare . In questi casi è obbligatorio leggere attentamente l’ etichetta del prodotto in modo da scongiurarne l’ingestione.


















venerdì 6 ottobre 2017

Ad ognuno la giusta dose di PROTENE nella giornata

Le proteine  rappresentano una componente essenziale per la salute, che non può davvero mancare nella nostra alimentazione. 
Spesso, per seguire una moda o una corrente, o semplicemente per mancanza di tempo nel cucinare, si finisce col trascurare l’assunzione di carne e di pesce: principali fonti di proteine animali assieme a formaggi e uova; molti non sanno poi che i legumi rappresentano una validissima fonte proteica che può essere utilizzata in alternativa a quella animale al fine di garantire alla dieta quotidiana la completezza di cui necessita. 

Perché le proteine sono importanti per la salute?


Le proteine vengono definite i “mattoni” dell'organismo per la funzione strutturale a cui assolvono. A livello cellulare vanno a costituire il citoscheletro cellulare (vera e propria impalcatura di sostegno) di muscoli, ossa, unghie, pelle e capelli. 

Importanti per il sistema immunitario e con un ruolo da protagonista nelle produzioni ormonali, le proteine rappresentano un valore nutrizionale di cui non si può proprio fare a meno!
Nel caso di carenze nutritive, esse sono le prime a essere sacrificate per la produzione di energia, attraverso il processo del catabolismo muscolare; in questi casi, in particolare, il catabolismo agisce sul tono muscolare provocando una perdita di massa magra, con un evidente svantaggio sul piano della forma fisica.

I miti da sfatare sulle proteine


Come per ogni cosa, anche in campo alimentare, gli eccessi sono sconsigliabili; nel caso delle proteine l'abuso potrebbe risultare addirittura nocivo in alcuni soggetti. L'importante è seguire una dieta bilanciata che contempli il giusto apporto di ogni macro nutriente; la presenza di proteine all'interno della dieta aiuta a mantenere costanti i livelli di insulina, aumenta il metabolismo basale, e stimola la lipolisi, inoltre inibisce il senso di fame grazie al rilascio a livello duodenale della colecistochinina molecola responsabile di regolare il senso di sazietà.

Sono molteplici i miti da sfatare legati al consumo delle proteine: se da una parte un elevato consumo di proteine determina una riduzione della calcificazione ossea, è anche vero che una corretta assunzione di proteine negli anziani previene la sarcopenia, ovvero la perdita di muscolo, la riduzione della massa muscolare e della forza che danneggiando il controllo glicemico, la mobilità e l’autonomia. Inoltre né è vero che per gli sportivi sia sufficiente lo stesso quantitativo proteico dei soggetti sedentari, gli sportivi infatti necessitano di un maggiore apporto proteico, al fine di garantire la crescita della massa muscolare.
E' ormai unanime fra gli esperti il parere secondo cui aumentare l’assunzione di proteine di 1,2-1,6 grammi per Kg di peso corporeo al giorno rispetto alla dose raccomandata, non provochi effetti negativi per la salute di reni e ossa.
Ricordate, infine, che non tutte le proteine sono uguali: le proteine vegetali differiscono da quelle animali sotto molteplici aspetti:
Le proteine animali sono considerate complete in quanto apportano, a differenza di quelle vegetali, tutti gli amminoacidi essenziali, Quando si assumono proteine da fonti vegetali è importante associare le stesse ai cereali in modo da completare il pool aminoacidico.
Le proteine vegetali risultano inoltre meno digeribili di quelle animali a causa di un basso coefficiente di digeribilità (indica la percentuale effettivamente assorbita).
nfine gli alimenti di origine vegetale apportano un contenuto in ferro e più basso rispetto agli alimenti animali e non rappresentano una fonte di vit B12 . Nel caso di un regime vegetariano o vegano è per tanto importante procedere ad una valida supplementazione di queste sostanze.



Quali alimenti sono ricchi di proteine?


Le proteine, notoriamente, sono di due tipi: vegetali e animali, entrambe indispensabili per il nostro organismo.
Le proteine vegetali si trovano sia nella frutta secca (mandorle, pinoli e noci), sia nei legumi (fave, fagioli, lenticchie, piselli), che in alcuni cereali (quinoa, crusca, farro e miglio), ma anche nel cacao amaro e nel tè, nella soia, nei lupini e nei peperoni.
Per le proteine animali sono presenti oltre che in carne e pesce, anchein uova, latte e prodotti caseari.
A volte, però, l’alimentazione non basta: in casi di carenza proteica, è opportuno (e doveroso) supplire a tale mancanza con integratori dedicati, che ripristinino il livello proteico velocemente, per permetterci di tornare presto in piena forma e con energia, così da affrontare al meglio le nostre giornate.
È importante sapere, però, che l’apporto proteico non funziona esattamente come il principio della “mela al giorno”: ciascuno di noi necessita di una quantità di proteine specifica, in linea con il proprio peso e con il proprio stile di vita.
L’apporto proteico giornaliero sarà quindi più basso per un individuo sedentario, rispetto a uno sportivo. Dunque, come regolarsi?

La corretta dose di proteine da assumere

La FAO (Food and Agriculture Organization) ha stilato una pratica lista dei grammi di proteine da assumere, consigliate in base al proprio stile di vita.

Seguendo questo semplice schema, sarà facile orientarsi sulla quantità ideale di proteine da assumere ogni giorno:
Stile di vita sedentario: 0,9 - 1 gr. per kg.
Attività fisica moderata: 1-1,3 gr. per kg.
Sport aerobici e fitness: 1,3-1,5 gr. per kg.
Sport anaerobici: 1,5-1,8 gr. per kg.
Bodybuilder amatori: 1,5-2 gr. per kg.
Bodybuilder competitivi: 2-2,5 gr. per kg.







giovedì 21 settembre 2017

lievito di birra benefici


Il lievito di birra si ottiene attraverso la selezione del fungo Saccharomyces Cerevisiae ricavato come residuo della fermentazione della birra; questo fungo viene coltivato e fatto fermentare in modo da favorire la sua moltiplicazione.
Le cellule del lievito vengono coltivate all’interno del fermentatore, su un substrato di malto (orzo germogliato); una volta ottenute migliaia di cellule, vengono separate dal substrato nutritizio, lavate ed essiccate ad una temperatura che non supera i 40 gradi centigradi.

Principi nutritivi del lievito di birra

Il lievito di birra costituisce una fonte ricca e completa di vitamine del gruppo B; vitamine queste particolarmente importanti per gli sportivi, i bambini in crescita e coloro che si trovano in convalescenza, perché facilita la trasformazione di proteine, carboidrati e lipidi in energia. L’assunzione di lievito di birra si rivela particolarmente utile anche per coloro che si sono sottoposti a diete iperlipidiche, o iperglucidiche, o iperproteiche, oppure quando il consumo di alcool, sigarette o caffè è elevato, cosi da ristabilire il corretto approvvigionamento delle preziose vitamine B, selenio, cromo (cofattore dell'insulina e preventivo del diabete mellito), glutatione, zolfo, aminoacidi essenziali (leucina, valina, isoleucina, treonina, fenilalanina, metionina, triptofano, lisina) fosforo, potassio e magnesio di cui il lievito di birra è ricco.

Differenze tra prodotto fresco e secco 

Il lievito di birra fresco, contenendo microrganismi unicellulari, va conservato in frigorifero in cui si mantiene per circa un mese. Si presenta come un panetto di circa 25 g di colore grigio chiaro/beige e ha consistenza morbida, in genere si utilizza sbriciolato e sciolto in acqua tiepida. Permette una lievitazione di qualche ora, che in genere si ritiene terminata quando l’impasto ha raddoppiato o triplicato il volume.
Il lievito di birra secco o liofilizzato si conserva più a lungo, per circa un anno se mantenuto in ambiente fresco e asciutto; si presenta sotto forma di polvere o granuli contenuti in bustine o barattoli. Per essere utilizzato necessita di essere “riattivato”, ovvero va messo in acqua tiepida zuccherata aspettando che produca una schiumetta. L’utilizzo e il tempo di lievitazione è simile a quella del lievito di birra fresco.
Per entrambi i tipi di lievito è bene considerare che un lievito vicino alla data di scadenza o già scaduto è meno attivo e tende a modificare negativamente le caratteristiche organolettiche dell’impasto.
Dal punto di vista culinario è interessante sapere che un panetto di lievito di birra fresco da 25 grammi corrisponde a bustina di lievito di birra secco da circa 7g; per tanto presentano un rapporto di circa 3:1
Lievito di birra come integratore alimentare
Il lievito di birra possiede un notevole valore nutrizionale grazie all’elevato contenuto di proteine, aminoacidi essenziali, minerali e vitamine, il tutto in forma facilmente assimilabile. E’ particolarmente indicato per gli sportivi in quanto promuove il corretto funzionamento muscolare; le vitamine del gruppo B in esso presenti sono necessarie per convertire in maniera rapida proteine, carboidrati e lipidi in energia di immediato utilizzo. L’elevato quantitativo di sali minerali che il lievito di birra è in grado di fornire lo rende essenziale in caso di eccessiva sudorazione (magari a seguito di intensa attività sportiva) oltre che per evitare la sensazione di debolezza fisica che spesso si manifesta durante i ciclici cambi stagionali.
Gli integratori a base di lievito, utilizzano lievito di birra secco ovvero quello che viene preparato facendo essiccare i microrganismi per mantenerne intatte le qualità nutrizionali. Si può acquistare in farmacia o in erboristeria dove si può scegliere la formulazione in capsule da deglutire con acqua oppure in scaglie.
Non va invece impiegato come integratore il lievito di birra in panetto in quanto meno ricco di proteine e vitamine, in cui sono presenti alte concentrazioni di fermenti attivi che possono generare fermentazione e alterazione della flora batterica intestinale.
L’integratore a base di lievito di birra deve contenere non meno di 400 mg di lievito per capsula. Il dosaggio consigliato è di almeno una compressa al giorno per un periodo di 1-2 mesi. Può essere assunto con acqua o succo di frutta per favorire la deglutizione della capsula o essere sbriciolato nel vasetto di yogurt nel caso della formulazione in tavolette.

Benefici legati al consumo del lievito di birra

La ricchezza di micronutrienti ed oligoelementi rappresenta il fattore determinante nell'uso del lievito di birra come integratore.
Il lievito di birra è utile per:
- garantire corretto funzionamento e mantenimento dell'apparato tegumentario e degli annessi cutanei ovvero peli, unghie e capelli
- migliorare le patologie dermatologiche come la seborrea e l'acne
- supportare le azioni probiotiche al fine di consentire la corretta funzionalità gastro-enterica e nel preservare il corretto funzionamento immunitario
- esercitare funzioni rimineralizzanti, importanti nello sportivo per riequilibrare le perdite saline dovute alla sudorazione eccessiva legata all'esercizio fisico
- promuovere funzioni immunostimolanti, cicatrizzanti (utili in caso di ferite e ustioni), rivitalizzanti, per l'elevato contenuto di vitamine del gruppo B
- attivare le funzioni metaboliche, grazie alla presenza di Beta-Glucani in essi contenuti





Controindicazioni

L'uso di lievito di birra, in concomitanza ad altri lieviti, potrebbe determinare l'insorgenza di gonfiore addominale, flatulenza e meteorismo.
Rari sono stati gli episodi di reazioni allergiche legate all’assunzione di questa sostanza. Sicuramente l’impiego del lievito di birra è controindicato in caso di ipersensibilità ai lieviti o di terapie farmacologiche con inibitori delle monoamino ossidasi.
La contestuale assunzione di lievito di birra e di inibitori delle monoamino ossidasi potrebbe determinare un indesiderato effetto ipertensivo
Attualmente non sono presenti studi che attestino i rischi o la sicurezza dell’uso di integratori a base di lievito di birra a lungo termine nelle gestanti, per tanto il buon senso indica che andrebbe evitato durante la gravidanza e nel successivo periodo di allattamento al seno.

E’ importante che non venga superata la dose giornaliera fissata a 30 g al dì in quanto durante la digestione del lievito viene promossa la formazione delle purine, che si trasformano in acido urico.

sabato 9 settembre 2017

Alzare i livelli di globuli rossi ed emoglobina plasmatica? Con la giusta alimentazione si può!


E' importante introdurre nella propria alimetanzione cibi ricchi in ferro, acido folico e vitamina B12; nei casi in cui questa non sia sufficiente è opportuno procedere con la giusta somministrazione di integratori.
Quando siintroducono a
limenti ricchi in ferro, in grado quindi di innalzare i livelli di emoglobina, è bene abbinarli a cibi ( es agrumi e broccoli) ricchi di vitamina C, sostanza in grado di favorire l’assimilazione del ferro.

Di seguito una carrellata degli alimenti ricchi in ferro che non dovrebbero mai mancare sulla tavola di chi presenta un ematocrito basso:
Tuorlo d’uovo;
Cereali integrali;
Ostriche;
Vongole;
Capesante;Sardine;
Gamberetti;
Carne rossa;
Fegato;
Manzo;
Pollo;
Spinaci;
Broccoli;
Cavolo verde;
Lattuga;
Fagioli;
Lenticchie;
Ceci;
Piselli secchi;
Cereali arricchiti di ferro;
A
lbicocche secche;
F
ichi;
Mandorle;
Prugne secche;
Uvetta.
Si dovrebbe atresì ridurre il consumo di tè, caffè e prodotti a base di soia in quanto in grado di interferire nel processo d’assorbimento del ferro.

RACCOMANDAZIONI DIETETICHE GENERALI
Oltre a prestare attenzione nel raggiungere i fabbisogni di ferro, acido folico e vitamina B12 raccomandati; è opportuno introdurre alimenti contenenti vitamina C, vitamina A, vitamine del complesso B, cisteina e rame per migliorarne l’assorbimento di questi nutrienti.
Sarebbe inoltre opportuno non consumare in concomitanza di alimenti ricchi di ferro o contenenti elevate quantità di tannini (particolarmente presenti in vino, caffè, tè, cioccolato e alcune erbe), calcio, fosforo e fibre, poiché ne riducono l'assorbimento; quindi assumere frutta, verdura e cereali integrali nelle adeguate porzioni senza esagerare
Cibi virtuosi sono:

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Parmigiano o Grana Padano in quanto ricco in vitamina B12 e A oltre che di rame, zinco e selenio.
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Carne sia rossa che bianca, purchè proveniente da tagli magri e privata del grasso visibile. Frattaglie e carni di cavallo che presentano un contenuto in ferro paria circa 5 - 8 mg/100 grammi di alimento crudo contro i 2 - 5 mg/100 grammi di alimento crudo relativo ai tagli più comuni. Le carni rappresentano inoltre un’ottima fonte di vitamina B12 e altri micronutrienti capaci di aumentare l’assorbimento del ferro non eme.
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Affettati: in particolare la bresaola, raggiunge quantitativi >8 mg/100 grammi di alimento. - Pesce come tonno, merluzzo e salmone sono ricchi di ferro nella forma facilmente assorbibile. Contengono inoltre vitamine e micronutrienti importanti per l’assorbimento del ferro non eme e sono buona fonte di vitamina B12.
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Molluschi, importante fonte di vitamina B12 e ricchi in rame.
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Uova, in particolare il tuorlo, contiene ferro tra 5 e 8 mg /100 grammi di alimento crudo, oltre a rappresetare una buona fonte di vitamina B12 e rame.
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Legumi sono ricchi di ferro, seppur in forma meno assorbibile (non eme) e di acido folico. Tra i più ricchi in ferro troviamo ceci, fagioli secchi, lenticchie (>8 mg/100 grammi di alimento crudo già pronto per il consumo). Fagioli e soia costituiscono anche tra gli alimenti più ricchi di acido folico (>250 mcg per 100 grammi) come le fave e i legumi secchi (tra 100 e 250 mcg per 100 grammi)
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Cereali e derivati. Discreto contenuto di ferro in forma meno assorbibile ma ottima fonte di rame. Da associare a legumi come piatto unico per migliorarne l’assorbimento. Limitare il consumo di quelli integrali poiché ricchi in fibre.
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Fra le verdure, quelle che in grado di migliorare l’assorbimento del ferro non eme sono: peperoni, pomodori, cavoli, broccoli e lattuga ricchi in vitamina C; carota e zucca apportano invece ottimi quantitativi di vitamina A come le verdure giallo-arancioni e quelle verde brillante. Quelle con maggior contenuto di acido folico sono asparagi, barbabietole rosse, broccoli, cicoria, catalogna, cavoletti di Bruxelles, cime di rapa, funghi, rucola, scarola, spinaci, cavolo cappuccio, cavolfiore, lattuga, porri, zucchine che sono anche un’ottima fonte di antiossidanti.
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La frutta secca, farinosa e oleosa costituisce una valida fonte di ferro con un contenuto tra 2 e 5 mg/100 grammi di alimento; la frutta secca a guscio nello specifico, contiene inoltre rame che ne favorisce l’assorbimento. Fra i frutti freschi, agrumi, kiwi, uva sono ricchi in vitamina C; albicocche e in generale la frutta di colore giallo arancione rappresentano una buona fonte di vitamina A. Germe di grano ricco di acido folico.






venerdì 14 aprile 2017

SINDROME DA REFLUSSO: cibi SI, cibi NO

Sai riconoscere il reflusso gastrico?
Quando si parla di reflusso gastroesofageo si intende quella condizione. per cui il contenuto dello stomaco risale in esofago. I tipici sintomi legati al reflusso gastroesofageo, sono: bruciore (pirosi) localizzato nella parte alta dell’addome (epigastrio) accompagnato meno da rigurgito acido o a livello restrosternale con percezione della risalita di materiale acido lungo l'esofago.
Talvolta al bruciore, si associa scialorrea (aumentata secrezione salivare); tale disturbo può essere accusato come “dolore” simile a quello dell'angina pectoris che fa subito pensare ad una causa cardiaca.
Poiché il reflusso può anche superare la valvola superiore dell’esofago ed interessare faringe, laringe e polmoni, può avvenire che si manifesti una sintomatologia extraesofagea quale faringite (mal di gola ricorrente), laringite cronica ed altre affezioni delle corde vocali o delle aritenoidi (polipi, granulomi, ecc.), sensazione di nodo alla gola (sensazione di corpo estraneo e di contrazione alla gola), bronchiti croniche ed asma bronchiale, patologie del naso e del rinofaringe, sindrome da apnea notturna, laringospasmo, alitosi, erosione dello smalto dentario.

Alimenti da EVITARE









Ecco di seguito gli alimenti che andrebbero evitati in caso si soffra di reflusso: 
  • Arancia e succo d’arancia 
  • Biscotti al burro 
  • Biscotti al cioccolato 
  • Caffè 
  • Caramelle 
  • Carni molto cotte: stracotti, gulasch, bolliti, ragù. 
  • Cibi fritti 
  • Cibi piccanti 
  • Cioccolato 
  • Condimenti grassi 
  • Formaggio molle fresco 
  • Frittelle 
  • Gelato 
  • Grasso visibile della carne e degli affettati. 
  • Limonata 
  • Limone 
  • Liquori 
  • Lombo di manzo 
  • Mirtilli 
  • Panna acida 
  • Patate in insalata 
  • Patatine in busta 
  • Piatti già pronti (perché per la loro preparazione sono spesso utilizzati molti grassi) 
  • Pomodori 
  • Pompelmo e succo di pompelmo 
  • Purè di patate 
  • Salse con panna, sughi con abbondanti quantità di olio, margarina, burro, strutto dolci con creme. 
  • Spalla di manzo 
  • Superalcolici. 
  • Tè 
  • Vino 
Raccomandazioni di carattere generico: 
  • Evitare i pasti abbondanti, preferendo pasti piccoli e frequenti
  • Privilegiare un’alimentazione a basso contenuto di grassi
  • Evitare cibi e bevande troppo calde o troppo fredde
  • Evitare l’assunzione di abbondanti quantità di liquidi durante i pasti, gli stessi vanno sorseggiati lentamente nel corso della giornata
  • Mangiare lentamente, masticando con calma i bocconi

Alimenti da consumare con MODERAZIONE









In caso di reflusso è consigliabile ridurre anche il consumo eccessivo di alimenti che possono essere associati alla comparsa o al peggioramento dei sintomi di reflusso: 
  • Aglio 
  • Bevande gassate 
  • Birra 
  • Cipolle cotte 
  • Coca cola 
  • Crauti 
  • Formaggio tipo cheddar 
  • Hot dog (di maiale e di manzo) 
  • Ketchup 
  • Lamponi 
  • Latte 
  • Latte scremato 
  • Menta 
  • Mozzarella 
  • Muesli 
  • Pepe 
  • Peperoni 
  • Pesca 
  • Porri 
  • Prosciutto 
  • Scalogno 
  • Sidro di mela 
  • Uva 
  • Yogurt 

Alimenti CONSENTITI











Alimenti che invece possono essere consumati con tranquillità sono: 
  • Cereali integrali 
  • Acqua minerale 
  • Albume dell'uovo 
  • Banana 
  • Biscotti senza grassi 
  • Bistecca 
  • Broccoli 
  • Carne nei tagli più magri 
  • Carote 
  • Cavolo 
  • Cereali all’avena 
  • Cereali alla crusca 
  • Cous cous 
  • Crackers dolci 
  • Crackers salati 
  • Dolci di riso 
  • Fagioli verdi 
  • Feta 
  • Formaggi alla soia 
  • Formaggi cremosi senza grassi 
  • Formaggi di capra 
  • Formaggi: primo sale, fiocchi di latte, mozzarella di vacca, Grana Padano DOP. 
  • Latte o yogurt scremati o parzialmente scremati. 
  • Liquirizia 
  • Mela e succo di mela 
  • Mela essiccata 
  • Molluschi e crostacei (consumo limitato massimo 1 volta a settimana). 
  • Olio extra-vergine di oliva a crudo. 
  • Pane bianco 
  • Pane di segale 
  • Patate al forno 
  • Patate bollite 
  • Pesce fresco soprattutto di branzino, sogliola, orata, merluzzo (limitare il consumo di pesci grassi come salmone, capitone, anguilla). 
  • Piselli 
  • Prosciutto crudo, cotto, speck, bresaola, affettato di tacchino/pollo. 
  • Riso integrale 
  • Riso raffinato 
  • Uova (non fritte) 
Corrette norme comportamentali
  • Smettere di fumare 
  • Evitare di indossare cinture o abiti molto stretti in vita perché aumentano la pressione sull’addome, facilitando il reflusso
  • Evitare di sdraiarsi subito dopo i pasti. Dopo mangiato, bisognerebbe aspettare almeno due o tre ore prima di coricarsi e nel caso farlo cercando di stare con la schiena leggermente sollevata 
  • Evitare di svolgere attività fisica a stomaco pieno, soprattutto se si tratta di esercizi che impegnano la muscolatura addominale
  • Alzare la parte anteriore del letto di 10-15 cm: aiuta a mantenere l’esofago in posizione verticale anche quando si è sdraiati e impedisce la risalita di materiale acido dallo stomaco, evitare, invece, di utilizzare pile di cuscini, perché così facendo si assume una posizione che incrementa la pressione sull’addome
  • In presenza di sovrappeso/obesità: ridurre gradualmente peso e la circonferenza addominale, attraverso un’alimentazione ipocalorica equilibrata ed un regolare esercizio fisico , sempre sotto controllo medico

Articolo uscito nella versione on line di PAZIENTI.IT  
http://pazienti.it/blog/reflusso-gastrico-gli-alimenti-da-evitare-14042017