venerdì 14 aprile 2017

SINDROME DA REFLUSSO: cibi SI, cibi NO

Sai riconoscere il reflusso gastrico?
Quando si parla di reflusso gastroesofageo si intende quella condizione. per cui il contenuto dello stomaco risale in esofago. I tipici sintomi legati al reflusso gastroesofageo, sono: bruciore (pirosi) localizzato nella parte alta dell’addome (epigastrio) accompagnato meno da rigurgito acido o a livello restrosternale con percezione della risalita di materiale acido lungo l'esofago.
Talvolta al bruciore, si associa scialorrea (aumentata secrezione salivare); tale disturbo può essere accusato come “dolore” simile a quello dell'angina pectoris che fa subito pensare ad una causa cardiaca.
Poiché il reflusso può anche superare la valvola superiore dell’esofago ed interessare faringe, laringe e polmoni, può avvenire che si manifesti una sintomatologia extraesofagea quale faringite (mal di gola ricorrente), laringite cronica ed altre affezioni delle corde vocali o delle aritenoidi (polipi, granulomi, ecc.), sensazione di nodo alla gola (sensazione di corpo estraneo e di contrazione alla gola), bronchiti croniche ed asma bronchiale, patologie del naso e del rinofaringe, sindrome da apnea notturna, laringospasmo, alitosi, erosione dello smalto dentario.

Alimenti da EVITARE









Ecco di seguito gli alimenti che andrebbero evitati in caso si soffra di reflusso: 
  • Arancia e succo d’arancia 
  • Biscotti al burro 
  • Biscotti al cioccolato 
  • Caffè 
  • Caramelle 
  • Carni molto cotte: stracotti, gulasch, bolliti, ragù. 
  • Cibi fritti 
  • Cibi piccanti 
  • Cioccolato 
  • Condimenti grassi 
  • Formaggio molle fresco 
  • Frittelle 
  • Gelato 
  • Grasso visibile della carne e degli affettati. 
  • Limonata 
  • Limone 
  • Liquori 
  • Lombo di manzo 
  • Mirtilli 
  • Panna acida 
  • Patate in insalata 
  • Patatine in busta 
  • Piatti già pronti (perché per la loro preparazione sono spesso utilizzati molti grassi) 
  • Pomodori 
  • Pompelmo e succo di pompelmo 
  • Purè di patate 
  • Salse con panna, sughi con abbondanti quantità di olio, margarina, burro, strutto dolci con creme. 
  • Spalla di manzo 
  • Superalcolici. 
  • Tè 
  • Vino 
Raccomandazioni di carattere generico: 
  • Evitare i pasti abbondanti, preferendo pasti piccoli e frequenti
  • Privilegiare un’alimentazione a basso contenuto di grassi
  • Evitare cibi e bevande troppo calde o troppo fredde
  • Evitare l’assunzione di abbondanti quantità di liquidi durante i pasti, gli stessi vanno sorseggiati lentamente nel corso della giornata
  • Mangiare lentamente, masticando con calma i bocconi

Alimenti da consumare con MODERAZIONE









In caso di reflusso è consigliabile ridurre anche il consumo eccessivo di alimenti che possono essere associati alla comparsa o al peggioramento dei sintomi di reflusso: 
  • Aglio 
  • Bevande gassate 
  • Birra 
  • Cipolle cotte 
  • Coca cola 
  • Crauti 
  • Formaggio tipo cheddar 
  • Hot dog (di maiale e di manzo) 
  • Ketchup 
  • Lamponi 
  • Latte 
  • Latte scremato 
  • Menta 
  • Mozzarella 
  • Muesli 
  • Pepe 
  • Peperoni 
  • Pesca 
  • Porri 
  • Prosciutto 
  • Scalogno 
  • Sidro di mela 
  • Uva 
  • Yogurt 

Alimenti CONSENTITI











Alimenti che invece possono essere consumati con tranquillità sono: 
  • Cereali integrali 
  • Acqua minerale 
  • Albume dell'uovo 
  • Banana 
  • Biscotti senza grassi 
  • Bistecca 
  • Broccoli 
  • Carne nei tagli più magri 
  • Carote 
  • Cavolo 
  • Cereali all’avena 
  • Cereali alla crusca 
  • Cous cous 
  • Crackers dolci 
  • Crackers salati 
  • Dolci di riso 
  • Fagioli verdi 
  • Feta 
  • Formaggi alla soia 
  • Formaggi cremosi senza grassi 
  • Formaggi di capra 
  • Formaggi: primo sale, fiocchi di latte, mozzarella di vacca, Grana Padano DOP. 
  • Latte o yogurt scremati o parzialmente scremati. 
  • Liquirizia 
  • Mela e succo di mela 
  • Mela essiccata 
  • Molluschi e crostacei (consumo limitato massimo 1 volta a settimana). 
  • Olio extra-vergine di oliva a crudo. 
  • Pane bianco 
  • Pane di segale 
  • Patate al forno 
  • Patate bollite 
  • Pesce fresco soprattutto di branzino, sogliola, orata, merluzzo (limitare il consumo di pesci grassi come salmone, capitone, anguilla). 
  • Piselli 
  • Prosciutto crudo, cotto, speck, bresaola, affettato di tacchino/pollo. 
  • Riso integrale 
  • Riso raffinato 
  • Uova (non fritte) 
Corrette norme comportamentali
  • Smettere di fumare 
  • Evitare di indossare cinture o abiti molto stretti in vita perché aumentano la pressione sull’addome, facilitando il reflusso
  • Evitare di sdraiarsi subito dopo i pasti. Dopo mangiato, bisognerebbe aspettare almeno due o tre ore prima di coricarsi e nel caso farlo cercando di stare con la schiena leggermente sollevata 
  • Evitare di svolgere attività fisica a stomaco pieno, soprattutto se si tratta di esercizi che impegnano la muscolatura addominale
  • Alzare la parte anteriore del letto di 10-15 cm: aiuta a mantenere l’esofago in posizione verticale anche quando si è sdraiati e impedisce la risalita di materiale acido dallo stomaco, evitare, invece, di utilizzare pile di cuscini, perché così facendo si assume una posizione che incrementa la pressione sull’addome
  • In presenza di sovrappeso/obesità: ridurre gradualmente peso e la circonferenza addominale, attraverso un’alimentazione ipocalorica equilibrata ed un regolare esercizio fisico , sempre sotto controllo medico

Articolo uscito nella versione on line di PAZIENTI.IT  
http://pazienti.it/blog/reflusso-gastrico-gli-alimenti-da-evitare-14042017




CUCINA GIAPPONESE E LONGEVITA'




Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità il Giappone è stato definito il paese con la più alta aspettativa di vita al mondo.





Numerosi sono i fattori che contribuiscono a rendere ciò possibile: sicuramente caratteristiche genetiche tramandate di generazione in generazione, ma anche stile di vita e abitudini alimentari.





Secondo Naomi Moriyama, autrice del libro Japanese Women Don't Get Old or Fat: Secrets of My Mother's Tokyo Kitchen, l’alimentazione sicuramente gioca un ruolo preponderante non solo nell’allungare l’aspettativa di vita di queste popolazioni, ma anche nel prevenire patologie quali tumori, arteriosclerosi, diabete, ictus e infarto. Il segreto probabilmente risiede nel combinare porzioni piccole realizzate con cibi a basso contenuto calorico come pesce e verdura con grassi sani e proteine, che aiuta a mantenere il corpo in forma.
Sicuramente il fatto di impiegare nella preparazione degli alimenti pochissimo sale e di introdurre cibi ricchi di flavonoidi, vitamina E, licopene e carotenoidi, aiuta molto a mantenersi in salute.
Queste popolazioni hanno anche l’abitudine a bere molto tè al gelsomino, che pare giochi un ruolo importante nella prevenzione del cancro.
È noto che alcuni composti chimici naturali sono in grado di rallentare la crescita delle cellule tumorali, altri invece facilitano l'apoptosi ( il "suicidio programmato") oppure svolgono attività anti angiogenesi, cioè bloccano lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni in prossimità dei tumori, rendendo loro difficile nutrirsi e quindi ingrandirsi. 
Questi composti si trovano in larga parte in alimenti quali: 

- alghe ricche anche in minerali (iodio, potassio, ferro e calcio) e amminoacidi essenziali 
- soia che grazie agli isoflavoni in essa presenti è in grado di proteggere da tumori dipendenti dagli ormoni, come il cancro del seno o della prostata. 

Il consumo di alimenti fermentati così largamente impiegati nella cucina giapponese fa davvero bene?

Gli alimenti fermentati sono in grado di rinforzare il sistema immunitario grazie alla presenza dei batteri benefici in essi contenuti in grado di mantenere in salute l’apparato digerente, aiutando ad avere più energia e a migliorare il riposo notturno.
Nella cucina giapponese gli alimenti fermentati la fanno da padrone; basta pensare alle umeboshi ovvero alle prugne in salamoia (che in realtà sono albicocche), al miso o al tempeh che derivano soia fermentata. 
Gli alimenti fermentati sono in grado di facilitare la digestione modificando il PH, aiutano a prevenire la nausea, esercitano proprietà disintossicanti e antibatteriche e aiutano a ristabilire il corretto funzionamento della flora batterica intestinale essendo ricchi in “batteri buoni”. Inoltre apportano enzimi e vitamine B e C che svolgono un'azione antiossidante, depurativa e digestiva.
Il miglior modo di consumare cibo fermentato per trarne beneficio è consumarlo crudo e a temperatura ambiente; la cottura infatti disattiva i fermenti. 

Eccone alcuni alimenti fermentati tipici della cucina giapponese:

- Tempeh l'alimento ottenuto dai fagioli di soia cotti, a cui vengono aggiunti il fungo Rhizopus Oligosporus e l'aceto; ricco di isoflavoni, probiotici e aminoacidi essenziali. 
- Tè kombucha che in Giappone è conosciuto con il nome di tè "kocha kinoko" è un probiotico naturale definito nei secoli un elisir di lunga vita. Oltre a migliorare la digestione, il kombucha aiuta stomaco, milza e reni nello svolgimento delle loro funzioni. 
- Miso, condimento antico a base di cereali, soia e sale marino integrale. in grado di migliorare le funzioni intestinali e a rinforzare il sistema immunitario. 

 Pesce crudo, rischi e controindicazioni

Il consumo di pesce crudo è legato ad alcune patologie: 

- Parassitosi, dovute all'assunzione di alimenti contaminati da organismi patogeni come protozoi, larve e amebe 
-Infezioni, dovute all'assunzione di alimenti contaminati da microorganismi patogeni quali batteri e virus 
- Intossicazioni, dovute all'assunzione di alimenti contaminati solo dalle tossine batteriche o delle alghe 
- Tossinfezioni, dovute all'assunzione di alimenti contaminati sia da batteri patogeni che le rispettive tossine 


Se mangiati crudi, i molluschi bivalvi possono trasmettere all’uomo patologie quali: 

- Epatite virale: malattia sistemico-epatica determinata dal virus HAV 
- Salmonellosi, Tifo e Paratifo 
- Colera 
- Tossinfezione da Escherichia Coli 
- Tossinfezione da Vibrio Parahaemoliticus, che interessa particolarmente il Giappone 

La parassitosi intestinale da Anisakis invece è scongiurabile da un abbattimento del pesce a -20°C per almeno 24 ore.
E’ doveroso ricordare che esistono anche forme di contaminazioni tossiche da alghe marine che riguardano soprattutto pesci di grosse dimensioni come barracuda, carangidi ecc.

Si sconsiglia quindi il consumo di pesce crudo ai soggetti immuno depressi, come pazieni con neoplasie o in trattamento chemioterapico, coloro che sono affetti da HIV, anziani, diabetici, donne in gravidanza. 





Questo articolo è uscito nel mensile "Cucina Moderna" del mese di maggio 2017 

martedì 28 febbraio 2017

Le delizie del CARNEVALE

Il Carnevale è la festa più colorata dell’anno, caratterizzata da mascherine e scherzi simpatici, ma in quanto festa cattolica si contraddistingue per rappresentare un periodo di riflessione prima della Pasqua. Notoriamente il periodo termina con il martedi’ grasso che precede il mercoledì delle ceneri (inizio della quaresima).
Sia il giovedì grasso che il successivo martedì grasso vengono festeggiato in tutta Italia nei modi più disparati in ottemperanza alle tradizioni regionali. 

Fra le ricette più gustose e caratteristiche che si possono trovare lungo tutto lo stivale sicuramente la fanno da padrone i dolci tipici di questo periodo, eccone qui degli esponenti di spicco: 


- le frappe dette anche chiacchiere, crostoli, bugie, cenci, intrigoni: realizzate a partire da farina, zucchero, latte e uova che mescolate assieme danno vita ad una pasta che verrà tagliata a striscette più o meno sottili e fritta. Il tutto viene servito con una bella spolverata di zucchero a velo.

- le graffe napoletane: ciambelline fritte dolci vengono realizzate a partire da un impasto a base di farina e patate che poi verrà fritto e servito con dello zucchero a velo.

- i ravioli dolci fritti riempite tipicamente con: crema di ricotta, marmellata o Nutella. In questo caso la pastella realizzata con farina, burro, uova e latte, serve per realizzare degli scrigni golosi adatti a racchiude al loro interno un morbido ripieno.

- gli arancini di carnevale, pasta fritta (realizzata con uova, latte, burro, farina) arrotolata tipica delle Marche che non vanno per tanto confusi con i noti arancini siciliani.

- le fritole di carnevale dette anche sfincitelli, castagnole (semplici o con ripieno di ricotta, oppure bagnate con l’achermes), frittelle ( semplici o con ripieno di riso o mele). Si tratta di frittelline realizzate a partire da farina, uova, latte e lievito che possono essere farcite oppure no.



Tutti questi dolcetti si caratterizzano per essere cotti in olio bollente mediante friggitura, per tanto risultano tanto buoni quanto calorici.

Il segreto è non abusarne, senza necessariamente essere costretti a rinunciarvi. Visto che si tratta di alimenti ad elevato tenore calorico, il consiglio è di inserirle in un pasto leggero e ricco di verdura; evitando in quell’occasione, il consumo di altri alimenti fritti.

Ricordatevi che l’eccezione non conferma la regola e che uno strappo ogni tanto a favore del gusto, è ammissibile!



CALORIE per 100 g di prodotto

- frittelle: circa 462 
- chiacchere: circa 470
- ravioli dolci fritti: circa 400 (a seconda del ripieno, le calorie possono variare)
- castagnole:circa 502

giovedì 22 dicembre 2016

E-BOOK Speciale Natale: idee gustose per star bene

Ecco a voi lettori on line il mio nuovo E-Book dedicato al Natale:


Qui di seguito il link per scaricarlo gratuitamente: https://www.pazienti.it/ebook-natale-2016

Buona lettura e BUON NATALE a tutti

mercoledì 21 dicembre 2016

Ritenzione idrica: consigli per contrastarla


La vita sempre troppo sedentaria, abbinata ad un’ alimentazione spesso scorretta e frettolosa, potrebbe favorire il ristagno dei liquidi corporei con conseguente edema a livello degli arti sia inferiori (gambe e glutei) che superiori (braccia a mani).
Quello che si viene a creare è una vera e propria alterazione del microcircolo, che non andrebbe trascurata, ma contrastata attuando un corretto stile di vita.
Una sana alimentazione, ricca in fibre e altresì povera di carne rossa, zuccheri, latticini, uova, cibi pronti, prodotti da forno confezionati, fritture, bibite gassate, salse varie preparate industrialmente, potrebbe fattivamente rappresentare un ottimo rimedio per contrastare la ritenzione dei liquidi.
Aumentare il consumo di frutta e verdura durante e fuori i pasti, porta ad un maggior introito di acqua nell’organismo, utile per ostacolare la formazione di  edemi; consumare ad esempio una piccola porzione di verdura cruda prima di iniziare un pasto, come il finocchio può essere un vero toccasana. Questo ortaggio, è noto non solo per le sue  proprietà carminative (riduce la presenza dei gas nello stomaco contrastando il gonfiore addominale), ma grazie all’elevata presenza di fibre, contribuisce a regolarizzare l’intestino facilitando l’eliminazione delle tossine.
Contemplare nella propria dieta alimenti come spinaci, avocado e banane permette di contrastare il gonfiore, ripristinando il naturale ph dell’organismo. L’elevato apporto di potassio presente in questi vegetali, assieme alla prensenza di  acqua e fibre, garantisce la corretta digestione e favorisce l’eliminazione delle tossine e delle scorie in eccesso.
Ananas, anguria, cetrioli e limone, rappresentano altri preziosi alleati contro il gonfiore: grazie all’elevato contenuto di acqua, esercitano un naturale effetto sgonfiante e depurativo. In particolare l’ananas contiene l’ enzima bromelina che agendo sulle proteine, favorisce i processi digestivi.
Consumare bevande come tisane e infusi durante il corso della giornata, fuori e dopo i pasti principali (meglio se senza zucchero o addolcite con un pò di miele), promuove  l’eliminazione del gonfiore e della ritenzione idrica. Eccellono per le virtù  sgonfianti, disintossicanti e drenanti il tè verde dal forte potere antiossidante,  ma anche preparati erboristici a base di  centella asiatica, rusco composto, betulla, vite rossa etc…).
Assumere con regolarità e nella giusta misura alimenti come: mirtilli, uva, cioccolato fondente, vino rosso, salmone, spezie come lo zenzero e aglio, peperoncino, agrumi, bacche di goji, olio di oliva, sembrerebbe essere di aiuto nel contrastare il gonfiore e a migliorare la circolazione.

Cibi sono più indicati per contrastare la ritenzione idrica
Una dieta ipocalorica è in grado di ripristinare una corretta circolazione oltre che aiutare a mantenere / raggiungere il corretto peso forma.
Un regime ipocalorico, per essere  bilanciato, deve prevedere il consumo di frutta fresca e verdure condite con olio extravergine di oliva a crudo, in grado di apportare poche calorie, ma dall’elevato potere saziante  grazie al loro contenuto di fibre.
Andrebbe privilegiato il consumo di kiwi, agrumi, ribes rosso e ortaggi dal colore verde scuro, in quanto ricchi di vitamina C, preziosa alleata per la salute grazie al suo effetto antinfiammatorio e protettivo  nei confronti dei vasi sanguigni.
Altre sostanze vasoprotettrici sono i mirtilli, ricchi in  anticianosidi, che aiutano a rinforzare le pareti delle vene.
Sia l’ acido ascorbico presente nella vitamina C, che gli  anticianosidi esercitano un’azione antiossidante, contrastando i processi di invecchiamento tissutale e attivando quelli di  riparazione delle pareti venose; ciò che si ottiene è una riduzione del  senso di pesantezza a livello degli arti che risulteranno essere più sgonfi e meno dolenti.
In alcuni casi è consigliabile ricorrere anche all’aiuto di integratori alimentari o tisane che possano ridurre il disagio provocato dalla cattiva circolazione, fra i più noti per il loro effetto, quelli a base centella, rusco, vita rosse, mirtillo, ginko, ippocastano.
Per garantire una corretta circolazione, è importante non solo cercare di aumentare il movimento quotidiano contrastando il più possibile la sedentarietà; ma di fondamentale importanza è anche il consumo di acqua. Buona abitudine sarebbe bere almeno 1-2 litri di acqua  al giorno, meglio se a stomaco vuoto, partendo dal risveglio mattutino.
Non tutte le acque sono però ugualmente utili nel contrastare il gonfiore; in questi casi dovrebbe essere privilegiato il consumo di un’acqua povera di sodio (con un tenore  di  sodio inferiore a 20 mg/l), in modo da favorire la diuresi e l’eliminazione delle scorie.
Acque di questo tipo possono essere rappresentate ad esempio da acqua  Danone Vitasnella,  Rocchetta, San Benedetto, Panna, Sant’Anna, la cui azione drenante garantita dal ridotto apporto di sodio, è in grado di favorire i fisiologici  processi metabolici delle cellule, portando ad un  miglior funzionamento dell’organismo e aumentato senso di  benessere.



Cosa mangiare in gravidanza per ridurre la ritenzione idrica?
Il cambiamento ormonale che si verifica durante il periodo della gravidanza, associato al rallentato funzionamento del sistema linfatico e del sistema circolatorio, fanno si che i vasi sanguigni delle gestanti risultino più permeabili e soggetti alla vasodilatazione. Ciò promuove la formazione di edemi evidenti localizzati principalmente agli arti inferiori.
In questi casi basta seguire un piccolo decalogo per ridurre la ritenzione idrica nelle neo mamme e dar loro sollievo.
-       Bere almeno 2 litri di acqua al giorno, non solo aumenta la diuresi e libera i tessuti dal ristagno dei liquidi, ma è indispensabile anche per il benessere fetale. Si sconsiglia di bere bibite gassate o zuccherate, ovviamente occorre evitare quelle alcoliche.
-       Integrare il consumo di acqua a quello di tisane, stando ben attenti che non tutte possono essere consumate in stato di gravidanza: da evitare le tisane drenanti come quelle a base di  tarassaco (o dente di leone); via libera invece a quelle al  finocchio selvatico.
-       Assumere una dieta sana e leggera, ricca in frutta e verdura. Ottimo il consumo di alimenti semplici come carboidrati complessi, pesce, carni bianche; evitare il consumo di alimenti troppo grassi o eccessivamente elaborati, fritti e sughi.
-       Limitare il consumo di sale, indispensabile nella donna in stato interessante non solo per contrastare la ritenzione liquida, ma anche per evitare il fenomeno della  preeclampsia.
-       L'arma migliore per combattere la ritenzione idrica rimane comunque l'attività fisica, anche in gravidanza. Il movimento, soprattutto se si è in stato interessante, deve essere   eseguito regolarmente e con dolcezza, prediligendo sport a basso impatto, come l'acquagym o il nuoto. Il movimento in acqua unisce all’esercizio fisico il massaggio dell’acqua stessa che aiuta a  drenare i liquidi in eccesso dai tessuti. Ottimo anche camminare tutti i giorni per almeno 30 minuti, di passo lento in base alle condizioni di salute della gestante.
-       Evitare di indossare  indumenti stretti che possono ostacolare la circolazione; attenzione anche alle scarpe con il tacco, meglio preferire scarpe comode che non ostacolano la circolazione sanguigna.
-       Si ai massaggi linfodrenanti, ideali grazie al loro effetto drenante sui liquidi ristagnati nei vasi linfatici. E’ possibile fare questo tipo di massaggi anche durante la gravidanza, evitando i primi tre mesi.



Il sale fa bene o male, se si soffre di ritenzione?
Il sale ed il sodio in esso contenuto, si sa, favoriscono la ritenzione idrica; ma ricordiamo che in assenza di patologie importanti, il maggiore responsabile della ritenzione idrica è lo stile di vita.
Bisogna inoltre ricordare che il sodio è un minerale essenziale per l'organismo ed un'eccessiva carenza, potrebbe provocare spiacevoli effetti collaterali quali nausea, crampi muscolari, affaticamento, apatia mentale.
Un  approccio salutare sarebbe quello di limitare l'apporto di sodio alimentare, là dove è possibile,  sia che si soffra o meno di ritenzione idrica e di seguire uno stile di vita sano che non contempli fumo, eccessivo consumo di alcolici, sovrappeso, abuso di farmaci e caffè, abiti troppo stretti, tacchi troppo alti e uno stile di vita sedentario.
Le fonti alimentari di sodio sono di due tipi: il sodio presente nel comune  sale da cucina e quello presente all’interno di alcuni alimenti già pronti come i dadi da cucina, snack salati, pesci e carni conservati sotto sale, capperi, insaccati, pomodori secchi, formaggi stagionati, olive in salamoia, frutta secca sotto sale.
Va tenuto presente che una piccola parte di sodio (circa 10%) è già naturalmente contenuta in alimenti non trasformati e nelle bevande.
Si stima che il sodio aggiunto durante la cottura o presente negli alimenti già cotti, rappresenti circa il 36%;  il restante 54% è dato dal sodio aggiunto agli alimenti trasformati artigianalmente o industrialmente, quest'ultimo è composto al 90% da sale e dal 10% da bicarbonato, glutammato o altri sali.
Ecco di seguito alcuni suggerimenti utili per limitare il consumo di sale:
-       non aggiungere sale alle pietanze già salate
-       abituarsi a gusti più delicati riducendo gradualmente il sale impiegato nella preparazione degli alimenti
-       utilizzare poco sale durante la cottura
-       limitare il consumo di cibi conservati sotto sale o trasformati come insaccati, formaggi, patatine ecc.
-       limitare il consumo di cibi confezionati
-       esaltare la sapidità dei cibi con spezie, limone o aceto tradizionale/balsamico
-       utilizzare la frutta come spuntino in sostituzione degli snack salati

Che tipo di sale scegliere?
Non c’è una regola nella scelta del sale da impiegare in cucina, l’importante è  non superare la dose giornaliera consigliata dall'OMS, ovvero 3-4 grammi al giorno (un cucchiaino scarso).
Sicuramente sarebbe preferibile dirottare la scelta verso tipi di sale poco raffinati in modo da garantire inalterate o quasi le caratteristiche nutrizionali proprie dell’alimento.
Ecco qui una carrellata di 5 tipologie di sale integrale che possono essere scelte per insaporire (senza abuso)  i nostri piatti:
-       Sale viola: originario dell’india centrale, si contraddistingue per il basso contenuto di sodio. Il solfuro di ferro in esso presente gli  conferisce la tonalità viola scuro, oltre che  donargli il caratteristico odore e sapore leggermente amarognolo.
-       Sale rosa o dell'Himalaya: si tratta di una formazione cristallina che risale a circa 250 milioni di anni fa che lo ha arricchito in  oligoelementi preziosi per il nostro organismo.
-       Sale blu di Persia: si tratta di salgemma naturale proveniente dalle miniere dell’Iran ricche in silvinite (da qui la tipica colorazione); questo sale è particolarmente ricco in  potassio e cloro.
-       Sale delle Hawaii: presenta un contenuto di ferro superiore rispetto al sale comune; si contraddistingue per il caratteristico colore rosso determinato dal processo di evaporazione dell’argilla da cui viene estratto.
-       Sale nero di Cipro: il colore scuro è determinato dal carbone vegetale con cui viene arricchito che gli dona un blando potere disintossicante e digestivo.


 

martedì 13 dicembre 2016

mercoledì 30 novembre 2016

IL NATALE E' SERVITO....

Cari lettori in questi giorni in edicola troverete un articolo da me redatto  per  VERO SALUTE, eccone un'anteprima.....

NOTA DELL'AUTRICE: A causa di un errore di redazione è stato riportato che esercito a Roma quando invece la mia sede operativa resta FIRENZE...



Buon appetito a tutti !