mercoledì 13 marzo 2024

FAVE: legumi dalle 1000 qualità ( all'interno ricetta del pesto alle fave fresche)

 Le fave sono dei legumi appartenenti alla famiglia delle Fabaceae e si possono acquistare fresche da marzo a luglio.


Come la maggior parte dei legumi, sono una grande fonte di proteine, fibre e carboidrati; molto versatili in tante ricette ma sono buonissime anche mangiate direttamente dal baccello.

Le fave apportano numerosi benefici al nostro organismo e sono ottime anche all'interno di una dieta ipocalorica, in quanto povere di grassi; in più, questi legumi hanno un basso contenuto di colesterolo e un basso indice glicemico, per tale ragione sono al tempo stesso antitumorali, antidiabetici e contrastano l'obesità. Scopriamo tutte le proprietà delle fave.


Proprietà:

- Proteggono il sistema cardio-vascolare in quanto fonti di sali minerali, come zinco, ferro, rame, potassio e sodio. Le fave, se consumate nelle giuste quantità, aiutano a prevenire le malattie cardiache.
- Sono antiossidanti perché ricche di flavonoli, acidi fenolici e tannini che proteggono il nostro organismo dall'azione dei radicali liberi, contrastando così l'invecchiamento cellulare.
- Sono antitumorali grazie all'alto contenuto in polifenoli, sono in grado di contrastare la proliferazione delle cellule tumorali, soprattutto per quanto riguarda il cancro al colon, al fegato e alla vescica.
- Aiutano a tenere il peso sotto controllo per il forte potere saziante  e la capacità di ridurre l'assorbimento di grassi e zuccheri, quindi ottime alleate contro l'obesità.


Pesto di fave per 3/4 persone
200 g di fave fresche sgranate (circa 1 kg di fave interer)
1/2 spicchio di aglio tritato
1 cucchiaio di succo di limone
1/2 cucchiaio di aceto di mele
3 cucchiai di olio EVO
20 g di pinoli
sale e pepe q.b.


Scottare le fave in acqua bollente per un minuto circa, scolare.

Trasferire le fave nel mixer assieme all'aglio, succo di limone, pinoli, olio, sale e pepe e frullare fino ad ottenere un composto omogeneo e snza troppi grumi.

Può essere usato per condire crostoni di pane tostato; come pinzimonio per ortaggi di stagione, come condimento per la pasta, oppure semplicemente per dare un tocco di colore ad un piatto semplice come un uovo al tegame.

lunedì 5 febbraio 2024

La salute della tiroide passa dalla corretta alimentazione


Esistono molti alimenti in grado di preservare la salute di questa delicata ghiandola e di garantirne il corretto funzionamento.
Sulla nostra tavola sono presenti alimenti ricchi di iodio, minerale essenziale per la produzione degli ormoni tiroide (basti pensare a molluschi, crostacei, alghe) e selenio (molto presente in polpo, orata, rombo, gamberi, semi oleosi e frutta secca) che oltre a sviluppare un effetto anti ossidante, legandosi a specifiche (seleno)proteine contribuisce a rendere disponibile una corretta quantità di ormone tiroideo attivo ai vari organi del corpo.
Nel 2005 il Ministero della Salute ha introdotto un programma di iodoprofilassi che ha imposto la vendita di sale iodato in tutti i supermercati del territorio, il suo utilizzo nei ristoranti e nell'industria alimentare. In questo modo l'assunzione di iodio in Italia è migliorata, ma circa un terzo della popolazione non lo mette regolarmente sulle proprie tavole forse per paura o diffidenza.
Una corretta introduzione di iodio invece aiuta a prevenire il carcinoma tiroideo oltre che le principali malattie croniche.

Falsi miti sugli alimenti

Nonostante cavoli, broccoli, cavolfiori, soia, semi di lino, rape, ravanelli, miglio e tapioca sembra contrubuiscano a ridurre la quantità di iodio disponibile nell'organismo, è fondamentale non escluderli dalla dieta quotidiana, neanche in caso di gozzo, poichè evidenze scientifiche dimostrano che sarebbe più pericoloso per la salute la loro privazione che il mantenimento all'interno di una dieta armonica.
Per quanto riguarda invece la soia, i prodotti a base di soia (bevande vegetali, tofu, tempeth, miso) possono invece inibire l'azione dell'enzima responsabile della sintesi dell'ormone tiroideo, quindi un loro consumo eccessivo potrebbe predisporre ad un'ipofunzione ghiandolare. Anche in caso di ipotiroidismo, un corretto utilizzo di iodio e selenio, contribuiscono al miglioramento della sintomatologia.
L'utilizzo di sale iodato, sale, ma anche degli alimenti ricchi di iodio e selenio (molluschi, crostacei, alghe, polpo, orata, rombo, gamberi, semi oleosi e frutta secca a guscio) andrebbe fortemente ridotto in coloro che soffrono di ipertiroidismo.


Patologie autoimmuni della tiroide

Ci sono due patologie a carattere autoimmune che colpiscono la piccola ghiandola a farfalla posta alla base del collo: Tiroidite di Hashimoto e Morbo di Basedow/Graves.
Nella tiroidite di Hashimoto si assiste ad un'insufficiente produzione di ormono tiroidei perchè le cellule della tiroide responsabili della loro produzione, vengono distrutte da auto anticorpi che le individuano erroneamente danneggiate o estranee.
Nel Morbo di Basedow invece si assiste ad un'anomala produzione di anticorpi che stimolano una sintesi incontrollata di ormoni tiroidei che provocano gonfiore e infiammazione localizzata portando all'insorgenza del tipico gozzo.
In entrambe le due patologie autoimmuni, l'utilizzo corretto di iodio e selenio, sono utili per sostenere la buona funzionalità tiroidea.
E' importante quindi non far mai mancare pesce, cereali integrali e frutta secca e qualora ce ne sia necessità, potrebbe essere fondamentale integrare con dei supplementi a base di selenio.
Sarebbe invece importante che i soggetti che soffrono di disturbi tiroidei, più di ogni altro, non utilizzino alimenti processati o eccessivamente manipolati industrialmente. I nitriti e altri additivi chimici utilizzati nella lavorazione del così detto junk food come bisfenolo e ftalati, possono andare ad alterare la corretta funzionalità tiroidea. Si parla infatti di interferenti endocrini ovvero sostanze chimiche in grado di alterare la corretta omeostasi ghiandolare accelerando, spegnendo o modificando i seganli inviati dagli ormoni, causando effetti avversi ovvero aumentandone la disfunzionalità.








mercoledì 25 gennaio 2023

Disturbi del Comportamento Alimentare


 

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono disturbi psichiatrici invalidanti (tanto da essere descritti nell’ultima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - DSM-5), che compromettono la salute fisica e il funzionamento sociale dell’invididuo. Sono caratterizzati da un rapporto patologico con l’alimentazione e con il proprio corpo in cui si vuole esercitare o un eccessivo controllo sul peso o non si riesce a trattenersi dal mangiare in modo eccessivo; in ogni caso viene danneggiata in modo significativo la salute fisica e il funzionamento psicologico. I disturbi dell'alimentazione possono presentarsi in associazione ad altri disturbi psichici come ad esempio disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, depressione, disturbi di personalità, disturbo ossessivo-compulsivo.
Negli ultimi anni i DCA sono nettamente aumentati in particolare nel mondo occidentale, dove l’ideale di magrezza e di linea perfetta è sempre più diffuso, colpendo ogni strato sociale e sesso.
I disturbi dell’alimentazione più diffusi sono:
- Anoressia nervosa
- Bulimia nervosa
- Disturbo evitante-restrittivo (ARFID)
- Disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder o BED)

Le persone affette da un disturbo alimentare hanno ripercussioni sulle proprie capacità relazionali, hanno difficoltà emotive, problemi nello svolgimento delle normali attività sociali, lavorative, e complicazioni mediche.
Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disturbi dell'alimentazione possono diventare una condizione permanente e compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) e, nei casi gravi, portare alla morte. All’anoressia nervosa è collegata una mortalità 5-10 volte maggiore di quella di persone sane della stessa età e sesso.
Attualmente questi disturbi rappresentano un importante problema di salute pubblica, visto che per l’anoressia e per la bulimia, negli ultimi decenni, c’è stato un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza, tanto che sono sempre più frequenti diagnosi in età preadolescenziale e nell’infanzia.


L’insorgenza precoce, interferendo con un sano processo evolutivo sia biologico che psicologico, si associa a conseguenze molto più gravi sul corpo e sulla mente. Un esordio precoce può infatti comportare un rischio maggiore di danni permanenti secondari alla malnutrizione, soprattutto a carico dei tessuti che non hanno ancora raggiunto una piena maturazione, come le ossa e il sistema nervoso centrale.
Data la loro complessità, l’intervento precoce riveste un’importanza particolare, è essenziale una grande collaborazione tra figure professionali con differenti specializzazioni (medici specialisti in psichiatria, in pediatria, in  scienza dell’alimentazione e in medicina interna, psicologi e psicoterapeuti), ai fini di una diagnosi precoce, di una tempestiva presa in carico all’interno di un percorso multidisciplinare e di un miglioramento dell’evoluzione a lungo termine.

Anoressia nervosa
L’anoressia nervosa è caratterizzata dall’intensa paura di ingrassare e da un alterata relazione con il proprio corpo, che porta i pazienti a gravi restrizioni alimentari o ad altri comportamenti di controllo del peso (es. l’attività fisica eccessiva).
Anche il funzionamento cognitivo ed emotivo in coloro che ne sono affetti è alterato. I pazienti con anoressia nervosa spesso presentano un pensiero rigido e focalizzato principalmente sul cibo e le preoccupazioni per il proprio corpo in caso di introduzione eccessiva di calorie; spesso queste persone evitano di mangiare in pubblico, non vanno in mensa o al ristorante con gli amici, evitano di partecipare ad eventi sociali in cui si mangia, come un compleanno o un matrimonio. Lamentano difficoltà nel riconoscimento delle loro emozioni (alessitimia) e nella loro regolazione.
L’eccessiva magrezza, causata da diete sempre più rigide o all'eccesso di sport per eliminare le calorie introdotte col pasto, porta inoltre a problemi di natura medico-internistica che vanno da complicazioni fisiche molto gravi a carico del cuore, del sistema digestivo, delle ossa, dei denti e della bocca, fino a generare altre patologie e talvolta portare ad esiti fatali. L‘anoressia nervosa è infatti uno dei disturbi psichaitrici con il più alto tasso di mortalità.
Le problematiche medico-internistiche possono interessare tutti gli organi e i sistemi, e sono in genere causate dalla malnutrizione, dalla perdita di peso, dall'abuso di lassativi, dall’utilizzo del vomito autoindotto (frequente nella variante anoressia purging).


Bulimia nervosa
La bulimia nervosa, il cui termine significa “fame da bue”, fa parte dei disturbi del comportamento alimentare che si caratterizza per la presenza di abbuffate seguite da vomito o altri comportamenti di compenso.
Un’abbuffata si definisce come un evento, in un arco di tempo relativamente breve, durante il quale una persona perde il controllo nel mangiare e ingerisce grandi quantità di cibo.
L’abbuffata, nella bulimia, è seguita dal bisogno immediato di svuotare lo stomaco attraverso il vomito auto provocato. Il vomito serve a ridurre la sensazione di dolorosa pienezza dell’addome, ma anche a limitare gli effetti dell’eccessiva introduzione di calorie nel corpo .
Non solo il vomito, ma anche altri comportamenti vengono utilizzati per ridurre l’introito calorico:
- uso inappropriato di lassativi
- digiuno prolungato dopo le abbuffate
- esercizio fisico eccessivo
Questi comportamenti sono guidati da una valutazione negativa di sè e relativa al proprio peso e forme corporee.
E’ possibile inoltre osservare anoressia e bulimia nello stesso paziente e in periodi differenti. Alcuni infatti presentano fasi anoressiche (caratterizzate da restrizione) e fasi bulimiche (caratterizzate da abbuffate e strategie di eliminazione) evidenziando in questo modo la complessità dei disturbi del comportamento alimentare.

Disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione del cibo 

Il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione del cibo (detto anche ARFID) è ad oggi riconosciuto un disturbo che colpisce a qualsiasi età e può esprimersi con motivazioni differenti; questo ha permesso di identificare tre diversi sottotipi ed è caratterizzato da:
- un apparente mancanza di interesse per l’alimentazione o il cibo in generale
- dall’evitamento di alcuni cibi per le loro caratteristiche sensoriali ( l’aspetto, il colore, l’odore, la consistenza, il gusto, la temperatura)
- da preoccupazioni rispetto a possibili conseguenze dannose nell’alimentarsi come il non riuscire a deglutire e soffocarsi, il vomitare, dolori addominali e diarrea, reazioni allergiche. Anche nausea, reflusso e dolore addominale possono presentarsi in concomitanza del disturbo.

Lo stesso DSM-5 precisa comunque che, nonostante siano queste le caratteristiche principali, possono esserci altri aspetti psicologici che sottendono all’evitamento del cibo; per questo la suddivisione in sottotipi non è ancora stata validata, sebbene abbia un’utilità clinica.

Per i soggetti affetti da anoressia nervosa, bulimia nervosa e ARFID le manifestazioni sintomatiche sono per lo più sotto la soglia di patologia, in quanto non tutti presentano tutti i sintomi e tutti i criteri necessari per effettuare in modo immediato una diagnosi completa, basti pensare che molti addirittura rimangono normopeso nonostante i vari atteggiamenti restrittivi; ciò porta ad un allungamento dei tempi per l'atribuzione di patologia.
Raramente inoltre le persone che soffrono di un disturbo dell’alimentazione chiedono aiuto. Accade quindi di frequente che solo chi si trova attorno riesca a cogliere alcuni segnali che aiutino la persona ad identificare che si tratti di un problema da approfondire.


Binge eating disorder
Il binge eating disorder (BED) ovvero disturbo da alimentazione incontrollata, come per la bulimia nervosa, si caratterizza per la presenza di abbuffate che però non sono seguite da comportamenti compensatori (ad es. il vomito). Il BED determina, di norma, un notevole aumento di peso portando a obesità grave con complicazioni medico-internistiche importanti.
Chi soffre di binge eating disorder spesso ha una lunga storia di numerose diete fallite, insuccesi questi spesso legati al fatto di non aver mai identificato il disturbo psicologico che è alla base del disturbo del comportamento alimentare e della susseguente obesità.


Epidemiologia dei disturbi alimentari
I disturbi alimentari possono colpire individui di ogni età, genere, sesso e aree geografiche; gli adolescenti e i giovani adulti sono inoltre più a rischio di sviluppare il disturbo.
L‘anoressia nervosa, nello specifico, tende a manifestarsi precocemente, con un età di insorgenza media più bassa rispetto a bulimia nervosa e binge eating disorder .
Per quel che riguarda anoressia e la bulimia esiste una netta prevalenza di genere. Le ragazze sono nettamente più colpite dei maschi, con un rapporto di circa 9:1. anche se negli ultimi anni si è osservato un aumento di incidenza dell’anoressia nel sesso maschile.
Sono numerosi i fattori di rischio ad oggi riconosciuti esercitare un ruolo nello sviluppo di questi disturbi dell’alimentazione tra cui:
- ricorso a diete frequenti
- presenza di obesità nell’infanzia
- l’essere oggetto di scherno per il proprio peso o per le forme del corpo
- crescere in un ambiente che valorizza in modo estremo la magrezza
- insoddisfazione verso il proprio corpo

Se anoressia e bulimia sono molto più frequenti nelle donne, il binge eating disorder è invece il disturbo del comportamento alimentare più frequente negli uomini. Il sesso maschile rappresenta circa il 40% delle diagnosi di disturbo da alimentazione incontrollata. Le cause e i fattori di rischio principali per lo sviluppo del binge eating disorder sono:
- eventi traumatici nella vita
- insoddisfazione verso il proprio corpo
- bassa autostima
- difficoltà nelle gestione delle emozioni

Inoltre è significativo sottolineare la stretta correlazione tra binge eating disorder e depressione. E’ molto frequente infatti ritrovare un disturbo depressivo in pazienti con disturbo dell’alimentazione incontrollata. Il trattamento della depressione quindi spesso è concomitante alla cura del disturbo del comportamento alimentare.


Sintomi dei disturbi del comportamento alimentare
I principali sintomi dei disturbi del comportamento alimentare sono specifici per patologia. I sintomi caratteristici dell’anoressia nervosa sono il dimagramento progressivo e il rifiuto di mantenere un peso adeguato. I sintomi tipici della bulimia nervosa sono le abbuffate con perdita del controllo e i comportamenti di compenso (ad es. vomito autoindotto).
Sintomo comune nell’anoressia e nella bulimia è una patologica relazione con il proprio corpo che può sfociare nel disturbo dell’immagine corporea. Un disturbo nel quale l’insoddisfazione per il proprio corpo si unisce ad un' alterata percezione dello stesso.
Il sintomo principale del binge eating disorder è rappresentato dall’abbuffata e dalla perdita di controllo mentre si sta mangiando. A differenza della bulimia nervosa, nel binge eating disorder però non ci sono condotte di eliminazione.
Chi soffre di questo disturbo del comportamento alimentare infatti, dopo l’abbuffata, nonostante siano presenti sintomi fisici (sensazione di esagerato gonfiore addominale e dolore allo stomaco) e psicologici negativi (senso di vergogna, senso di colpa e disgusto verso se stessi) il paziente non mette in atto condotte di eliminazione.
Un segnale importante a cui fare attenzione per riconoscere l’esordio di un DCA è l’eccessiva attenzione data al peso e forme del corpo, alle diete intraprese in autonomia senza il controllo di una figura esperta.
Prestare attenzione a cambi repentini nelle abitudini alimentari o nella personalità permette un riconoscimento precoce di un disturbo alimentare e favorire la prognosi.
Spesso l’esordio di un disturbo alimentare è accompagnato a:
- alterazioni improvvise del tono dell’umore
- tendenza ad isolarsi soprattutto in occasione dei pasti e a diventare più nervosi ed irritabili
- studiare o lavorare troppo duramente ossessionati dal voto e dal risultato
- lasciare subito la tavola per recarsi in bagno
- rifiutarsi di mangiare affermando di avere già provveduto fuori casa
- ritrovare il frigo o la dispensa svuotati, etc.
- calo di peso corporeo significativo
- mentire riguardo a quanto e quando si è mangiato
- ingerire in modo frettoloso eccessivo cibo
- allenarsi in modo eccessivo, quasi ossessivo
- tagliare il cibo in pezzi molto piccoli e/o mangiare in modo estremamente lento
- indossare vestiti troppo larghi per la taglia

Le persone affette da DCA sono spesso difensive riguardo al loro modo di mangiare, al loro peso e alle loro abitudini. Raramente riescono a comprendere da soli di avere un problema e a chiedere consulenza di un terapeuta.
La principale raccomandazione che può essere fatta a quei genitori con un figlio che mostra alcuni dei segnali su citati, è quella di far sentire loro la vostra vicinanza e presenza senza giudizio in modo da elevare la loro autostima e fortificarli. Incoraggiare ad affrontare la vita, consapevoli di essere sostenuti nelle prove del quotidiano, aiutati a tollerare le frustrazioni, senza legare il proprio valore all’aspetto fisico o alla prestazione fornita (ad es. nello studio o nello sport).
E’ importante per il genitore aiutare i figli a non basare il proprio valore e la propria amabilità su prestazioni da esibire; in questo modo si evita l'innescarsi del perfezionismo clinico tipico di questi disturbi.



Trattamento dei disturbi alimentari
Il trattamento dei disturbi alimentari dipende dallo specifico disturbo e dai suoi sintomi. Tipicamente include una combinazione tra terapia comportamentale, educazione alimentare, monitoraggio medico ed alcune volte assunzione di medicinali se siamo di fronte a patologie pregresse o di nuova insorgenza.
L'approccio terapeutico multidisciplinare aiuta la gestione dei sintomi, a ritornare ad un peso salutare e mantenere la propria salute sia fisica che mentale.
La terapia nutrizionale aiuta a ristabilire i corretti schemi di assunzione del cibo per raggiungere e mantenere un peso salutare; supporta il paziente nell'identificazione e nel monitoraggio delle proprie abitudini errate e fornisce gli strumenti idonei per cambiarle verso altre più salutari.
La terapia psicologica insegna a gestire lo stress ed i problemi, così da migliorare le proprie relazioni sociali ed in generale il proprio umore; aiuta a capire le ragioni di fondo che hanno generato scorrette pratiche alimentari oltre che ad identificare e cambiare i pensieri distorti che spingono verso il disordine alimentare.
Il ricovero ospedaliero per disturbi alimentari viene effettuato quando la sintomatologia è particolarmente grave e/o la terapia ambulatoriale si è dimostrata inefficace. Infatti il ricovero consente, da un lato, di poter monitorare quotidianamente il paziente, i suoi parametri fisiologici e la sua condizione medico-internistica. Dall’altro consente di poter osservare e valutare attentamente la gravita dei sintomi e la condizione psicopatologica generale garantendo così un miglior inquadramento diagnostico e l’impostazione di un corretta terapia.

Il primo obiettivo è il ripristino di un corretto equilibrio metabolico e una normalizzazione delle condotte alimentari senza ricorrere alla nutrizione artificiale. Questa normalizzazione viene raggiunta attraverso i “pasti assistiti”durante i quali i pazienti vengono sostenuti e incoraggiati dal personale ospedaliero a recuperare condotte alimentari funzionali e sane.
Con il passare delle settimane i progressi clinici consentiranno al paziente il recupero della propria autonomia a tavola.
In concomitanza a questo, durante il periodo di ricovero, il lavoro psicoterapeutico e riabilitativo è particolarmente intenso con colloqui individuali e di gruppo.
Una volta terminato il periodo di ricovero, è fondamenatale che il paziente prosegua il suo lavoro supportato da personale specialistico nell’ottica di una continuità di cura.

Conclusione
I disturbi alimentari, come anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata possono accadere a chiunque.
Le persone con disturbi alimentari, quindi, mangiano troppo poco o eccessivamente. Mangiare eccessivamente o seguire costantemente una dieta dimagrante non è considerato normale o salutare.
Nonostante alcuni di questi comportamenti siano comuni a tutti, è necessario un adeguato intervento clinico per stabilire se il soggetto è affetto da disturbo alimentare e per intervenire con una terapia idonea.
Questo tipo di disturbi danneggiano la salute fisica e il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessun’altra condizione medica o psichiatrica.
Tutti i disturbi alimentari sono dannosi se non curati adeguatamente.




Riferimenti
- Delay Discounting of Reward and Impulsivity in Eating Disorders: From Anorexia Nervosa to Binge Eating Disorder. (Steward T. et al., 2017)
- Detecting Eating Psychopathology in Female Athletes by Asking About Exercise: Use of the Compulsive Exercise Test. (Plateau CR. et al., 2017)
- The eating disorder assessment for DSM-5 (EDA-5): Development and validation of a structured interview for feeding and eating disorders. (Sysko R. et al., 2015)



























martedì 5 aprile 2022

Il Futuro è la NUTRIGENOMICA e la NUTRIGENETICA!

 





La nutrigenetica è la branca scientifica che si propone di indagare quanto il genotipo di un individuo possa influire sulla dieta; la nutrigenomica, invece, spiega come la dieta influenzi l'accensione o il silenziamento del messaggio genetico poichè i nutrienti, oltre che esplicare un effetto nutritivo, influenzano l'espressione di geni, la sintesi o la demolizione di proteine, attivando o inibendo vie metaboliche.

La nutrigenomica ha aperto una nuova frontiera ed ha creato un nuovo approccio scientifico, imperniato sulla prevenzione e sulla diagnosi genetica combinate insieme. Una corretta e mirata nutrizione unita alla conoscenza della individuale diversità genotipica ha chiarito non solo le linee guida per la prevenzione ad un vasto numero di patologie ma ha permesso lo sviluppo di nuove terapie sperimentali, coadiuvanti la cura ed il miglioramento di malattie complesse inoltre ha gettato le basi per portare avanti un'"alimentazione a misura di DNA".

Posso essere orgogliosa quindi, aderendo ai programmi IUNIC di Synlab , di offrire ai miei pazienti
strategie preventive per il benessere e piani alimentare realizzati in base ai vari profili genetici.








Sono presenti 4 piani strategici:

1) sequenziamento metagenomico mediante tecnica Next Generation Sequencing che permette uno studio approfondito sul microbioma intestinale. Questa tecnica fornisce la caratterizzazione e qualificazione dei geni funzionali che permettono di trarre informazioni sulle funzioni dei microrganismi presenti nel campione. Conoscere l'esatta composizione dei batteri, funghi e protisti che popolano l'intestino, permette un intervento mirato sia attraverso la nutrizione che con la somministrazioen di specifici probiotici

2) analisi volte all'individuazione di intolleranze o di componenti genetiche che portano a un’aumentata sensibilità nutrizionale, essenziale per contrastare i disturbi che compromettono la digestione e la salute gastro-enterica.

Aree analizzate:
Intolleranze alimentari
Predisposizone a Celichia
Sensibilità al glutine (gluten sensitivity)
Intolleranza genetica al lattosio
Sensibilità a caffeina, alcool, sale e nichel

3) analisi dei processi metabolici per conoscere le condizioni che favoriscono alterazioni del metabolismo e l’aumento di peso.

Aree indagate:
Sensibilità genetica alla dieta
Capacità metabolica
Metabolismo dell’insulina
Sensibilità genetica ai grassi
Metabolismo della Leptina
Colesterolo e profilo lipidico

4) analisi delle caratteristiche individuali che regolano i processi dell’invecchiamento.

Aree indagate:
Detossificazione
Metilazione del DNA e metabolismo dell'omocisteina
Inflammaging
Meccanismi di DNA Repair
Glicazione
Stress ossidativo




venerdì 18 febbraio 2022

Porri: proprietà, benefici e controindicazioni - con ricetta finale-

La pianta dei porri appartiene alla famiglia delle Amaryllidaceae che comprende anche cipolle, scalogni, erba cipollina e aglio.
Anche se assomigliano a un enorme cipollotto verde, hanno un sapore molto più delicato, tendente al dolce.

Proprietà nutrizionali dei porri

Dal punto di vista della composizione e dei valori nutrizionali, il porro è così configurato:

87,7% di acqua
3,8% di zuccheri
1,8% di fibra
1,5% di proteine
0,3 % di grassi
100 g di prodotto apportano soltanto 29 calorie

E' ricco di minerali: potassio, magnesio, selenio, fosforo, rame, ferro, sodio, calcio e manganese; e di vitamine: A, B1, B2, B3, B5, B6, B9, C, E, K e colina.
Inoltre presenta un ottimo contenuto in aminoacidi e antiossidanti, in particolare, betacarotene, luteina, zeaxantina.

Benefici

Rappresentando un'ottima fonte di antiossidanti, in particolare di polifenoli e composti derivati dallo zolfo, i porri aiutano a contrastare il danneggiamento cellulare e foriera di patologie quali il diabete e le malattie cardiache; riducono gli stati infiammatori, il colesterolo e la pressione sanguigna.
Sono un'importante fonte di acqua e fibre, per questo possono prevenire la fame nervosa o incontrollata, promuovere sensazioni di sazietà e aiutare a contenere l’appetito.
I porri vantano anche una vasta gamma di composti antitumorali, tra i quali l’allicina che l'insorgenza di carcinomi gastrici.
Queste verdure possono aiutare a migliorare la digestione fornendo fibra solubile con la quale nutrono i batteri buoni contenuti nell’intestino. A loro volta, tali batteri riducono le infiammazioni e favoriscono la salute dell’apparato digerente. Come avviene del resto nel caso di altri componenti della medesima famiglia: aglio e cipolle.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Il porro non presenta particolari controindicazioni, tuttavia spesso vi possono essere delle tracce di nichel.
Alcuni soggetti hanno mostrato allergia verso questo alimento.
Si consiglia di prestare attenzione al consumo di porro quando si soffre di pressione bassa, poiché potrebbe andare a interferire e peggiorare ulteriormente questa condizione.
Nonostante i molteplici benefici, non è detto che possa essere mangiato senza problemi durante la gestazione. In gravidanza il consumo di questo alimento, come anche di cipolla, può provocare:
bruciore di stomaco e diarrea
cattiva digestione
problemi respiratori e allergici
rischio toxoplamosi quindi si consiglia di lavare bene questa verdura e poi consumare ben cotta

Stagionalità dei porri: quando comprarli e consumarli

Nonostante i porri si possano trovare comodamente in commercio tutto l’anno, va notato che il picco stagionale si ha in particolar modo tra i mesi di settembre e quello di aprile. Sicuramente se ne sconsiglia il consumo in estate a meno che non si sia assolutamente certi della provenienza e di come è stato coltivato.
Fondamentale è la corretta conservazione di questa verdura, che dovrebbe essere tenuta nel cassetto frutta e verdura del frigorifero all’interno di un sacchetto di plastica che ne offra una corretta protezione.
Se portati a casa dal mercato, ci si deve assicurare che siano puliti e soprattutto asciutti prima di chiuderli il frigo, onde evitare lo sviluppo di qualsiasi tipo di muffa.

CARBONARA VEGANA CON PORRI E ZUCCHINE (per 4 persone) 

320 g spaghetti integrali
150 ml crema di riso ( in alternativa latte di soia o di riso)
100 g di semi di girasole
50 g di semi di canapa
1-2 cucchiai di curuma in polvere
1 porro
2-3 zucchine
mandorle a lamelle q.b.
sale q.b.
olio EVO q.b.
pepe in grani q.b. (preferisco quello rosa perchè dal sapore più delicato) 

Scaldate in un pentolino la crema di riso e sciogliervi dentro la polvere di curcuma mescolando fino ad ottenere un colore omogeneo.
Con un mixer frullate insieme: tutti i semi, pepe e sale e poi uniteci la crema di riso con curcuma fino ad ottenere una consistenza liscia e cremosa.
Tagliate le zucchine a cubetti e il porro a rondelle, saltatele insieme in pentola con pochino di olio per circa 10' (devono mantenere un sapore croccante).
Cuocete la pasta al dente e scolatela nella pentola contenente le verdure, aggiungete la crema di riso precedentemente preparata e, sempre a fuoco spento, mescolate il tutto per amalgamarlo. Se il tutto risultasse troppo denso, è possibile aggiungere un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta.
Servire caldi con una spolverata di mandorle in scaglie.







giovedì 4 novembre 2021

AGRUMI UNA MEDICINA CONTRO L'INVERNO

 





Spieghiamo cosa è l'immunonutrizione

L’immunonutrizione è il risultato dell’integrazione tra i campi eterogenei dell’immunologia e della nutrizione; attualmente la definizione più corretta è data da O. Chow nel 2014 secondo cui: l'immunonutrizione impiega «l'utilizzo di specifici nutrienti nel tentativo di modulare il sistema immunitario, con l’obiettivo di ottenere benefici clinici nel trattamento di una condizione patologica».










E’ vero che possiamo rafforzare le nostre difese immunitarie anche a tavola?

Certamente, l’arrivo dell’autunno porta solitamente con sé variazioni climatiche e una riduzione dei cicli vitali della natura.
È, quindi, fondamentale per un organismo che desideri mantenersi in buona salute, prestare attenzione a piccoli accorgimenti, al fine di evitare l’insorgenza di fastidiosi disturbi legati a questo periodo dell’anno.
Adottare una corretta alimentazione, che contempli la stagionalità dei prodotti, rappresenta sicuramente un valido strumento da utilizzare al fine di affrontare con serenità l’arrivo dei vari cicli stagionali.
È utile cominciare a introdurre pietanze calde come minestroni o brodi vegetali che non solo riscaldano, ma apportano preziose vitamine in grado di potenziare il sistema immunitario; permettendoci di affrontare bene il successivo periodo invernale.
Ortaggi di stagione, legumi, erbe aromatiche, spezie e frutta secca, oltre agli agrumi ricchi di vitamina C, sono gli alimenti da privilegiare in questo periodo.


Che ruolo svolge la vitamina C nel rafforzamento delle difese immunitarie

Grazie alla sua marcata azione antiossidante, la vitamina C (nota anche come acido ascorbico) neutralizza i radicali liberi e le altre specie reattive dell’ossigeno (ROS) prodotte dal normale metabolismo energetico, ma soprattutto dalle cellule del sistema immunitario mentre combattono i microrganismi patogeni. In questo modo, la vitamina C evita i danni prodotti da queste molecole nocive. L’azione antiossidante della vitamina C è ulteriormente amplificata dalla sua capacità di rigenerare la vitamina E dalla sua forma ossidata, promuovendo in tal modo anche l'effetto antiossidante legato a questo secondo micronutriente essenziale.
In aggiunta, alcuni studi hanno dimostrato che la vitamina C stimola la funzionalità di alcune cellule del sistema immunitario, come neutrofili, macrofagi e linfociti.
Da non dimenticare infine che la vitamina C, intervenendo nella biosintesi del collagene, proteina strutturale di pelle e cartilagini, contribuisce all’integrità della pelle stessa, prima linea di difesa del nostro organismo, e favorisce la guarigione delle ferite.
Quindi è chiaro che l'alimentazione giochi un ruolo chiave nel mantenimento di difese immunitarie efficienti e che un apporto quotidiano adeguato di vitamine, sali minerali e composti dall’attività antiossidante è cruciale per permettere di mantenere il benessere dell’organismo e tutelarsi dall’aggressione di virus e batteri diffusi nell’ambiente, con i quali si può entrare in contatto ogni giorno.


Oltre alla vitamina C (di cui comunque sono ricchi anche altri vegetali, tra cui soprattutto ribes e kiwi), quali altre benefiche sostanze contengono gli agrumi?

Dal punto di vista botanico, gli agrumi vengono classificati come esperidi. Alcuni esempi di agrumi sono: mandarino, arancia, cedro, mandarancio, bergamotto, chinotto, pompelmo, pomelo, lime e limoni.
Dal punto di vista nutrizionale, i frutti degli agrumi appartengono al VII gruppo fondamentale degli alimenti. Sono ricchi di vitamina C e potassio, e il loro apporto energetico varia in base alla specie.
Gli agrumi sono stati i primi alimenti nella storia ad essere utilizzati come cibo “terapeutico”proprio per la sua alta concentrazione in vitamina C o acido ascorbico. Seppur poco presente negli agrumi la fibra insolubile, sono altresì ricchi in protopectina (fibra solubile nota come pectina), soprattutto limoni, arance, pompelmi e lime.
La pectina è un eteropolisaccaride contenuto nelle pareti cellulari delle piante, il nostro organismo non è in grado di assorbire ciò che rimane della pectina dopo la sua digestione. Ciò significa che la funzione di questa componente nutrizionale non è di tipo energetico-metabolico ma grazie alle sue capacità gelificanti, svolge funzioni quali:
Aumentare il senso di sazietà
Rallentare la digestione
Modulare l'assorbimento
Tende a ridurre la captazione del colesterolo
Regolarizzare la motilità intestinale
Esercita anche un'eccellente funzione prebiotica, nutrendo la flora batterica colica. Questo processo:
Seleziona i ceppi batterici, enfatizzando quelli benefici
Nutre le cellule dell'intestino
Contribuisce alla formazione di vitamine (ad esempio la K)
Incide positivamente sul sistema immunitario.
La pectina trova applicazione anche nell'industria alimentare. E' utilizzata come addensante naturale, che permette di ridurre la frazione di zuccheri semplici nelle marmellate e nelle gelatine.
E' giusto ricordare anche che gli agrumi apportano un'ottima quantità di potassio e acqua, fondamentali per il mantenimento dell'equilibrio idro-salino dell'organismo.





In caso di gastrite/reflusso come ci si deve comportare circa il consumo di agrumi e quali sono altri casi in cui il consumo è poco indicato

Purtroppo gli agrumi, a causa dell'elevata acidità possono contribuire ad irritare la mucosa gastrica accentuando la sintomatologia della gastrite e aggravando la sindrome da reflusso. In alcuni soggetti inoltre pare peggiorare la sindrome da colon irritabile, a testimonianza che l'acido ascorbico contenuto in questi virtuosi frutti non è adatto a tutti. Se invece si soffre d bruciore di stomaco occasionale allora non sussistono limitazioni per il consumo di agrumi, basterà avere l'accortezza di non consumarli a digiuno ma all'interno del pasto.
Il pompelmo interferisce con il metabolismo di alcuni farmaci calcio-antagonisti (molecole ipotensive). Nei soggetti che seguono particolari terapie sarà compito del curate informare l'assistito sulla necessità di evitare scrupolosamente il consumo di questo frutto.


Che differenza c’è dal punto di vista nutrizionale tra consumare i frutti freschi o le spremute/centrifugati e i succhi 100% senza zucchero aggiunto?

Nella frutta fresca, come nella verdura, assumiamo l’alimento per intero ovvero l'insieme di: vitamine, sali minerali, enzimi, co-enzimi, acqua, fibre, zuccheri ecc. ecc. che restano integri se consumati come tali o che subiscono modifiche a seconda di come li prepariamo.
Via libera quindi alle spremute di agrumi, ma per quanto riguarda centifugati o estratti la fibra si va perdendo. Inoltre se si esegue una titolazione dei vari prodotti per valutare la concentrazione di vitamina C, vediamo che in media questa tende a diminuire in misura variabile per estratti e centrifughe rispetto al frutto fresco.
Recentemente proprio la Sinu (la Società italiana di nutrizione umana) ha “promosso” i succhi ottenuti direttamente dalla frutta senza aggiunta di zuccheri (quelli indicati in etichetta come “succhi 100%”), in quanto forniscono significativi apporti di minerali, vitamine e fitonutrienti, in particolare potassio, acido folico, vitamina C ed altre sostanze ad azione antiossidante, in quantità in alcuni casi anche maggiori rispetto ai frutti da cui derivano. Dunque, non ci sono controindicazioni a un consumo moderato di succhi 100% a patto di tener conto del loro naturale contenuto di zuccheri che nel complesso non è da reputarsi banale.

giovedì 17 giugno 2021

Il latte vaccino fa bene o male?

Possibili benefici e controindicazioni
Il consumo di latte permette di assumere proteine di alta qualità, acidi grassi essenziali, calcio, zinco e oligosaccaridi dall'effetto probiotico. Inoltre il latte vaccino è una fonte di vitamine e minerali dall'attività antiossidante (vitamine A, C, E e selenio), necessari per il buon funzionamento del metabolismo (vitamine del gruppo B e zinco), alleati della salute cardiovascolare (potassio) e di quella di ossa e denti (calcio fosforo e magnesio).
All'interno del latte di vacca si trovano anche i cosiddetti "componenti funzionali", ovvero molecole che seppur presenti in piccole quantità svolgono azioni benefiche, contribuendo ad esempio a ridurre il rischio di ipertensione e di infiammazione e modulando l'attività del sistema immunitario.
Il consumo di latte di vacca non è indicato in caso di intolleranza al lattosio o di allergia al latte.

Quanti latticini si possono mangiare in un giorno
Si va da 1-3 porzioni giornaliere (125 milllitri) per latte e yogurt a 1-2 settimanali di formaggio fresco (100 grammi) o stagionato (50 grammi) alla settimana

Effetti della caseina sull'organismo
La caseina è una delle proteine del latte e fa parte della macro famiglia delle caseine: circa i tre quarti di tutte le proteine del latte appartengono a questa famiglia, con una leggera variabilità dovuta al tipo di latte e al fatto che sia vaccino, di capra, o di pecora.
La coagulazione della caseina è il processo innescato dall’aggiunta del caglio nel latte, che è alla base della produzione del formaggio. Con questo processo si forma un ammasso denso, ossia la cagliata, separato dalla parte liquida del latte, il siero. Ecco perché le caseine sono presenti in tutti i derivati del latte, ma la si trova in abbondanza soprattutto nei formaggi. Mentre esistono formaggi senza lattosio, non esistono formaggi senza caseina!
La caseina, così come gli altri gruppi di caseine, è una proteina molto stabile al calore quindi si denatura molto più difficilmente, è più stabile e resta compatta.
Talvolta si sente dire che la caseina faccia male o che addirittura abbia capacità cancerogeniche, ma attualmente gli studi fino ad ora eseguiti non hanno portato a queste evidenze scientifiche; sappiamo altresì che le proteine, o meglio, gli aminoacidi che compongono le proteine, sono i mattoni con cui il nostro organismo si costruisce. Non tutte le proteine sono uguali, solo quelle “nobili” ( fra cui la caseina) contengono tutti gli amminoacidi “essenziali” che il corpo deve necessariamente introdurre col cibo.




Effetti del calcio sull'orgamismo
Il calcio è uno degli elettroliti dell’organismo,minerali dotati di una carica elettrica quando disciolti in liquidi corporei come il sangue, anche se la maggior parte del calcio presente nell’organismo è priva di carica.
Circa il 99% del calcio nell’organismo è immagazzinato nelle ossa, ma il calcio si trova anche all’interno delle cellule (in particolare nelle cellule muscolari) e nel sangue. Il calcio è essenziale per i seguenti processi:
Formazione di ossa e denti
Contrazioni muscolari
Normale funzionamento di molti enzimi
Coagulazione del sangue
Ritmo cardiaco normale

Quali vitamine e minerali si trovano nel latte?
Il latte è un alimento molto ricco di sostanze nutrienti, fondamentali per la buona crescita del corpo e per la salute dell’organismo durante tutto il corso della vita.
100 grammi di latte di vacca intero pastorizzato apportano 64 calorie così ripartite:
21% proteine
51% lipidi
28% carboidrati
In particolare, in 100 grammi di latte di vacca intero pastorizzato si trovano:
87 g di acqua
3,3 g di proteine
3,6 g di lipidi, fra cui 2,11 g di grassi saturi, 1,1 g di grassi monoinsaturi e 0,12 g di grassi polinsaturi
11 mg di colesterolo
4,9 g di carboidrati disponibili
4,9 g di zuccheri solubili
Fra le vitamine e i minerali, 100 g di latte di vacca intero pastorizzato apportano:
1 mg di vitamina C
0,18 mg di riboflavina
0,1 mg di niacina
0,07 mg di vitamina E
0,04 mg di tiamina
37 µg di vitamina A (retinolo equivalenti)
150 mg di potassio
119 mg di calcio
93 mg di fosforo
50 mg di sodio
12 mg di magnesio
0,38 mg di zinco
0,1 mg di ferro
0,02 mg di rame
1,6 µg di selenio
Le vitamine A, D, E e K sono liposolubili quindi si sciolgono nei grassi: ciò significa che è importante consumare dei latticini che contengono grassi, anche se in bassa quantità, perché aiutano ad assimilare le vitamine e a veicolarle.
Le vitamine del gruppo B, l’acido folico e la vitamina C invece, sono idrosolubili, ossia si sciolgono in acqua. A differenza delle vitamine liposolubili, quelle idrosolubili non possono rimanere integre nel corpo per lunghi periodi, ad eccezione della vitamina B12 e si depositano a seconda degli enzimi e delle proteine di trasporto.
La vitamina A è molto importante per il corpo perché favorisce la crescita in età infantile e adolescenziale, protegge le mucose e difende dalle infezioni. Oltre che nel latte, è presente in alte quantità anche nel burro. Assieme ai Carotenoidi, promuove il differenziamento di epiteli, del tessuto nervoso scheletrico, e delle cellule immunitarie.
La vitamina D induce la sintesi delle proteine di trasporto del calcio, regola il metabolismo dei minerali nelle ossa e infine regola la proliferazione e il differenziamento dei diversi tipi cellulari (osteoclasti,cheratinociti,fibroblasti, linfociti).
La vitamina E invece agisce sul metabolismo del colesterolo e promuove la formazione dei globuli rossi.
Nel gruppo B le vitamine hanno tutte un ruolo diverso: la vitamina B1 aiuta il processo di scissione degli acidi grassi e zuccheri, la vitamina B2 permette il metabolismo di grassi, carboidrati, amminoacidi e purine e aiuta la sintesi dell’acido folico, la vitamina B6 è il cofattore di molti enzimi e rientra nel metabolismo degli amminoacidi e del glicogeno.
La vitamina PP invece è coinvoltta nel metabolismo di grassi,carboidrati,amminoacidi e sintesi dei grassi e steroidi

L’acido folico è contenuto in alte quantità negli yogurt fermentati, a seconda dei fermenti che vengono aggiunti al prodotto in fase di produzione, fino ad arrivare a una quantità pari a 142 µg/l.
La vitamina C è presente nel latte a basse concentrazioni (circa 10 mg/l).

Latte e latticini aumentano il rischio di cancro?
Il presunto legame tra latte e latticini e aumento del rischio oncologico si basa soprattutto sul contenuto di grassi saturi e calcio presenti in questi alimenti. Inoltre un elevato consumo di latte e derivati può aumentare i livelli di IGF-1 (insulin-like growth factor-I), una molecola che è risultata coinvolta nell’aumento, seppur moderato, del rischio di alcuni tumori.
In effetti, i ricercatori dello studio EPIC hanno osservato un aumento del rischio di tumore della prostata in chi consuma molto latte e latticini in quanto hanno presentato livelli di IGF-1 elevati.
Seppure queste osservazioni siano state correlate all'aumentato rischio di sviluppare cancro alla prostata,è stato messo in luce un legame di segno opposto con il tumore del colon-retto contro il quale latte, formaggio a basso contenuto di grasso, latticini e diete ricche di calcio avrebbero un effetto protettivo. Lo stesso che viene suggerito anche, ma con minor grado di certezza, per il tumore del seno nelle donne in menopausa.
Nel complesso, quindi, possiamo dire che il consumo di latte e latticini nelle quantità previste dalle linee guida (1-3 porzioni giornaliere da 125 milllitri per latte e yogurt e 1-2 settimanali da 100 grammi di formaggio fresco o 50 grammi di formaggio stagionato alla settimana) non ha effetti marcati sulla salute globale.



Il consumo eccessivo di latte e derivati comporta qualche rischio?
I dati disponibili non fanno pensare a un’associazione tra consumo di latte e derivati e aumento del rischio di tumore. Per quanto riguarda il tumore del colon-retto, sembra addirittura che sia vero il contrario, e che questi alimenti possano avere un effetto protettivo. non eccedere nel consumo, incorrendo in possibili effetti dannosi (per esempio perché si consumano troppi formaggi, ricchi di grassi e quindi potenzialmente negativi per il controllo del peso e la salute cardiovascolare).